lunedì, Agosto 8, 2022
HomeCultura«Il mio Lelluccio in Gomorra, un camorrista che avrebbe voluto una vita...

«Il mio Lelluccio in Gomorra, un camorrista che avrebbe voluto una vita diversa»

Intervistato da Stylo24, Vincenzo Pirozzi, interprete di Lello Magliocca, il figlio della donna boss Scianel, nella serie tv targata Cattleya, parla della genesi del suo personaggio.

Un camorrista diverso, “totalmente diverso dagli altri della serie”. E’ così che Vincenzo Pirozzi definisce il personaggio a cui ha dato vita in Gomorra ai microfoni di Stylo24. Attore, regista di successo, con una lunga carriera alle spalle, tra cinema, televisione, teatro, che vanta collaborazioni importanti, tra gli altri, con Toni Servillo, Paolo Sorrentino e tanti altri. Al suo attivo la regia, ormai da 13 anni, di un prodotto di successo come ‘Un posto al sole’ e tra i suoi lavori il film ‘Sodoma, l’altra faccia di Gomorra’, un modo diverso, ma ugualmente importante di lanciare un messaggio. “E’ un film – ci dice – che abbiamo preparato molti anni prima dell’uscita della serie. La nostra idea nasce dall’uscita del libro di Saviano ed è una satira che si rifà a film di Matteo Garrone. Un’opera apprezzata molto anche all’estero, soprattutto in America e in Francia. Tanto che abbiamo vinto il Biglietto d’oro al festival di Villerupt e il Festival del Cinema Italiano a New York”.

Riconoscimenti importanti, come quelli che arrivano dal grande pubblico, che lo conosce e riconosce soprattutto, ma non solo, perché c’è molto altro e più avanti ne parleremo, per il personaggio di “Lelluccio” Magliocca, proprio in Gomorra – La Serie. “Si tratta di un personaggio totalmente diverso dagli altri della serie, completamente fuori dagli schemi. E’ figlio di una madre boss, che subisce in ogni sua decisione. Tanto da lasciar passare il messaggio che se avesse avuto un vissuto familiare diverso, forse avrebbe fatto una vita diversa. Ed io sono partito da quello. Dal suo rapporto con la madre e con quella donna bellissima che lo tradisce. La chiave di svolta, anzi, sta proprio nel fatto che Lelluccio non si vendica della moglie dopo il tradimento, ma cerca anche di perdonarla. Non parliamo di un killer assetato di sangue, che mira solo all’espansione del territorio”.

Ma qual è il momento che Vincenzo Pirozzi porterà sempre con sé di Gomorra? “Non credo ce ne sia uno soltanto. Partiamo dal presupposto che su ogni set nasce una vita a sé. Ogni film che fai è un percorso che ti fa maturare. Per quanto riguarda Gomorra, ad esempio, ricordo i momenti di attesa fuori ai camerini, nel camper trucco e parrucco, raccontandoci vari aneddoti e parlando tra noi. Quando un attore doveva essere truccato per una particolare scena, spesso ci si ritrovava insieme durante quel processo, anche se questo un po’ infastidiva i truccatori. Mi resta nella memoria anche la preparazione alla morte di Lelluccio. Sembra qualcosa di facile, ma dietro c’è un lavoro molto duro con gli stuntman. Quello che c’è dietro finisce con l’essere molto più affascinante del risultato finale. E poi ancora quei momenti interminabili a parlare e conoscersi con Denise Capezza, Cristina Donadio, con cui, però, avevo già avuto modo di lavorare in passato, Carmine Monaco e vari altri. Alla fine del percorso ne esci arricchito e, se sei fortunato, anche con amici in più”.

Lello, come detto, non riesce a uscire da un meccanismo come quello della camorra, anche per colpa di un genitore come Scianel. Ma Vincenzo ogni giorno, da anni, fa qualcosa per allontanare i giovani dalla criminalità. A cominciare da quelli del suo quartiere, il rione Sanità. “Per anni ho gestito una associazione che si chiamava Sott’o ponte, mentre oggi, con altre persone, abbiamo creato una cooperativa dal nome Sanit’Art, che ha l’obiettivo di avvicinare i giovani del quartiere all’arte, dal cinema al teatro, passando per la danza o la lettura. Siamo riusciti a recuperare ben 142 giovani. Di questi nessuno è diventato delinquente. Abbiamo dato loro l’opportunità di restare lontani da qualcosa che è purtroppo molto vicino. Gomorra mitizza qualcosa di sbagliato, ma credo sia prima di tutto colpa della nostra cultura. Purtroppo a Napoli 8 giovani su 10 hanno come esempio il boss di quartiere ed è quindi normale che, vedendo una serie che si avvicina a quella realtà, si amplifichi quel desiderio di essere qualcuno che non sia una brava persona. E’ quello l’errore. Non è sbagliato mandare in onda Gomorra, ma lo è non dare riferimenti positivi e opportunità. Bisogna indottrinare il giovane a fare altro e a pensare in modo diverso”.

Pensieri e messaggi. Come quelli mancati o che hanno deluso nel finale di Gomorra molti fan della serie. “Voglio prima di tutto chiarire che quando guardo prodotti cinematografici, anche se ne sono parte come attore, riesco a scindere il mio essere regista. Detto questo, esclusivamente da spettatore che ha visto tutta la serie, anche prima di farne parte, senza voler dare un giudizio critico, il finale per me è stato deludente. E’ vero che il messaggio voleva essere che chi prende certe strade non può che fare quella fine, però mi aspettavo qualcosa di completamente diverso, soprattutto perché ce n’erano di sbocchi”.

Ma, dopo Gomorra e oltre all’impegno sociale, quali sono i progetti di Vincenzo Pirozzi? “Sono tanti. Prima di tutto ‘Un posto al sole’, che da 14 anni mi vede come uno dei registi della soap. E’ una vera e propria seconda famiglia. Poi ho un film finito prima della pandemia che stiamo lavorando per far uscire. Inoltre ho girato un altro film con Cristina Donadio e Peppe Servillo, che è un fase di lavorazione. Infine, ci sono alcuni lavori teatrali che stiamo preparando con altre associazioni e cooperative per cercare di dare vita di nuovo al teatro, che, forse più el cinema, ha subito i colpi del Covid”.

Leggi anche...

- Advertisement -