Nelle foto la vittima Ciro Caiafa e il figlio Luigi

I killer dell’ex uomo dei Terracciano hanno agito a colpo sicuro sparando all’impazzata in un luogo chiuso. L’altro ferito, il 28enne Gennaro Di Martino, è stato centrato da un colpo al fianco sinistro

di Luigi Nicolosi

Non un raid estemporaneo, ma un agguato preparato e portato a termine con precisione ed efferata determinazione. È questa l’ipotesi alla quale stanno lavorando i carabinieri titolari dell’indagine sull’assassinio di Ciro Caiafa, padre di Luigi, il giovane ucciso in primavera durane un tentativo di rapina sventata dalla polizia. Ebbene, il 40enne freddato ieri notte in vico Sedil Capuano, a pochi passi da via dei Tribunali, si trovava in casa quando il killer o i killer hanno fatto irruzione nel suo appartamento al piano terra.

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Ciro Caiafa, all’arrivo del commando, si trovava in compagnia del 28enne Gennaro Di Martino, anch’egli ferito a colpi di pistola, che rimasto ricoverato al Pellegrini fino a stamattina per poi essere dimesso con una prognosi di dieci giorni. Entrambi si trovavano all’interno dello stesso appartamento, un locale terraneo nella zona di San Lorenzo, e quando il gruppo di fuoco è entrato in azione non hanno avuto alcuna possibilità di scampo. In pratica erano in trappola e impossibilitati ad abbozzare qualsiasi tentativo di reazione. Al momento non è chiaro se in casa sia entrato un sicario solitario, mentre il complice attendeva all’esterno, o più uomini. Sul punto, gli accertamenti dei carabinieri sono ancora in corso. Di testimoni, però, neanche l’ombra.

Ciro Caiafa era una vecchia conoscenza dell’ordine. Pregiudicato per reati di droga, in passato aveva anche trascorso un breve periodo in latitanza. Imparentato con gli Elia del Pallonetto di Santa Lucia, negli anni scorsi avrebbe militato nelle fila dell’estinto clan Terracciano dei Quartieri Spagnoli. Dopo l’omicidio del figlio, Ciro Caiafa è più volte apparso in pubblico per chiedere che sia fatta luce sulla vicenda. Non sono mancati però alcuni episodi discutibili, come la recente costruzione di un’edicola votiva sul suolo pubblico e la realizzazione di un murales dedicato al figlio scomparso. Una scia di sangue che adesso rischia di allungarsi drammaticamente.

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