Una veduta di Dubai

L’ultimo periodo della sua vita il boss degli Scissionisti (ucciso nel settembre del 2012) lo ha trascorso in gran parte negli Emirati Arabi Uniti, sotto il falso nome di Raffaele Milione   

Dubai-Scampia, un filo «nero» che lega gli Scissionisti alla capitale degli Emirati Arabi Uniti. Al sole hanno passato diversi anni della loro vita anche elementi riconducibili al clan Abete. La circostanza emerge dalle indagini effettuate sulle società estere che appartengono (di fatto) al super-narcos latitante, Raffaele Imperiale. All’interno di una informativa di polizia giudiziaria, redatta su Imperiale e sul suo ex socio Mario Cerrone (poi passato a collaborare con la giustizia), viene pure appuntato, come alcune proprietà gestite dalla AA Properties LLC (società che fa capo proprio a Imperiale e a Cerrone) fossero nella disponibilità anche del gruppo Abete. In particolare, nell’informativa, c’è un paragrafo dedicato a Raffaele Abete, deceduto in seguito a un agguato camorristico avvenuto il 9 settembre del 2012.

Il 41enne ucciso nel corso dell’agguato consumato in Via Roma verso Scampia, è il fratello di Arcangelo Abete (capo indiscusso dell’omonimo clan), e secondo le risultanze investigative, tra il 2010 e il 2012, quindi nei suoi ultimi due anni di vita avrebbe vissuto a Dubai. Dove? Presso l’hotel Burji Al Arab (in italiano la Torre degli Arabi), uno degli alberghi più lussuosi del pianeta. Costruito tra il 1994 e il 1999, per realizzare l’hotel fu necessario un investimento di 980 milioni di dollari. Per passarci una sola notte, oggi occorrono minimo 1.200 euro. Raffaele Abete ci ha vissuto per due anni, sotto il falso nome di Raffaele Milione. Poi il ritorno in Italia, in Via Ghisleri a Scampia, dove nella notte del 9 settembre del 2012, il destino aveva fissato per lui l’appuntamento con la morte.

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