Il boss ha preso l'ergastolo, i soldi del racket vanno a sua moglie (foto di repertorio)

Due camorristi intercettati mentre parlano della distribuzione dei proventi illeciti

Il capo di un clan del Vesuviano viene condannato all’ergastolo, e allora gli affiliati si attivano per riorganizzarsi anche dal punto di vista delle distribuzione dei proventi illeciti della cosca e per la gestione delle attività illecite. «Il momento non è buono, qua ognuno deve fare la sua parte, e prima di tutto bisogna vedere il fatto dei soldi», afferma uno dei camorristi. «Ho capito, però qua sembra che ognuno fa la sua parte anche sui soldi, a prendere…», tiene a precisare il sodale. «Sì, ma chi deve avere per forza, è la moglie del compare (il capoclan, ndr), quello adesso ha preso l’ergastolo, c’ha l’ergastolo addosso, perciò quei soldi là sono suoi», dice il più anziano tra i due malavitosi. «Qui bisogna fare così, quella tiene il marito con l’ergastolo, può dire pure: “Voi state fuori e mio marito sta in galera. Le vostre moglivogliono fare a cambio con me?”. E pure tiene ragione». La discussione tra i due camorristi – che secondo una informativa di polizia giudiziaria, sono tra i vertici del sodalizio criminale – dura ancora qualche minuto. Poi si decide di dare alla moglie del boss, la maggior parte dei proventi del clan, provenienti dal racket delle estorsioni. «Quanti sono? Venti, trenta, cinquanta (mila euro)? E’ come se fossero del marito, li dobbiamo dare a lei», convengono alla fine i due. «La conversazione in oggetto – è scritto nell’informativa di polizia giudiziaria – dimostra in maniera inequivocabile, come l’appoggio economico al capoclan finito in prigione e, nel caso, condannato all’ergastolo, continui a essere una prerogativa delle cosche. In tal modo, sostenendo la moglie del boss, ricevono implicitamente il permesso a continuare la gestione delle attività illecite, anche se il comando del gruppo non sia stato esplicitamente passato dal capo».