carabinieri arresto

Il militare avrebbe passato informazioni preziose ad altri indagati, per le quali sarebbe stato anche ricompensato.

C’è anche un carabiniere “infedele” tra le persone arrestate oggi nell’ambito dell’inchiesta “febbre dell’oro nero” sulle frodi nel commercio dei carburanti coordinata dalle direzioni distrettuali antimafia di Potenza e Lecce e che, stamani, ha portato in carcere 26 persone (tra cui lo stesso militare), undici ai domiciliari, oltre alla notifica di sei divieti di dimora.

L’indagine ha fatto emergere i rapporti tra distinte ma collegate organizzazioni criminali operanti a Lecce, Potenza e nel Vallo di Diano, e nella provincia di Taranto, tutte ruotanti intorno ad importanti famiglie mafiose, riconducibili al clan dei casalesi e tarantini.

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Il militare, arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Salerno, è accusato di rivelazione di segreto d’ufficio. Avrebbe, infatti, secondo gli inquirenti, passato informazioni preziose ad altri indagati, per le quali sarebbe stato anche “ricompensato”.

Due misure interdittive della sospensione dell’esercizio per sei mesi sono state inoltre eseguite nei confronti di due uomini del Comando provinciale di Taranto della Guardia di Finanza sempre per rivelazione di segreto d’ufficio.

Come affermato dal procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho durante la conferenza stampa nel Palazzo di Giustizia di Potenza tenutasi dopo gli arresti “purtroppo anche nelle forze dell’ordine ci sono persone che tradiscono”, ma che “comunque, in attesa del giudizio definitivo, le mele marce devono essere messe da parte”.

Molte sarebbero state le “pressioni fatte dagli indagati sulle forze dell’ordine per avere informazioni sulle indagini in corso”. A rivelarlo Francesco Curcio, procuratore distrettuale antimafia di Potenza, presente alla conferenza con il collega salentino Leonardo Leone De Castris. Pressioni che, ha aggiunto Curcio, “nella quasi totalità dei casi non hanno portato a nulla”.

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