Il boss dei Casalesi, Giuseppe Setola

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Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha condannato a nove anni di carcere l’ex capo dell’ala stragista dei Casalesi Giuseppe Setola e a 10 anni sei mesi l’oculista di Pavia Aldo Fronterrè, imputati per la falsa malattia all’occhio destro del killer, che gli permise ad inizio 2008 di ottenere gli arresti domiciliari in una clinica da cui poi fuggì dando inizio alla stagione del terrore nel Casertano, costata 18 morti, tra cui i sei ghanesi vittime della strage di Castel Volturno. Per questi delitti di sangue Setola (difeso da Paolo di Furia) è già stato condannato con sentenza definitiva a sei ergastoli. I giudici hanno anche interdetto Fronterrè (assistito da Pasquale Coppola) dall’esercizio della professione per due anni, comminandogli inoltre la libertà vigilata per tre anni una volta che avrà espiato la pena. Setola rispondeva di simulazione di reato, mentre al professionista lombardo, considerato un luminare del settore oculistico, erano contestate le fattispecie di concorso esterno in associazione camorristica e false attestazioni all’autorità giudiziaria.

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La strage di Castel Volturno
La strage di Castel Volturno

La sentenza odierna chiude dunque un capitolo tragico per la provincia di Caserta, che vide Setola e la sua banda di killer al servizio del clan dei Casalesi – fazione Bidognetti – uccidere 18 persone tra il maggio e il novembre 2018. “E’ mostruoso quello che l’oculista Aldo Fronterrè ha fatto per Setola. Ha creato i presupposti perché il killer uscisse di cella e uccidesse così tante persone nel Casertano” disse durante la requisitoria il pm Alessandro Milita (oggi Procuratore Aggiunto a Santa Maria Capua Vetere).

 

Per l’accusa Fronterrè avrebbe presentato tra la fine 2006 e l’inizio del 2007 false attestazioni mediche diagnosticando a Setola una malattia all’occhio destro, un foro maculare, di cui Setola non avrebbe mai sofferto, mentre invece il camorrista soffriva effettivamente di disturbi all’occhio sinistro per un trauma subito in gioventù; la consulenza medica convinse così la Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere a concedere a Setola, il 18 gennaio 2008, gli arresti domiciliari in un’abitazione nei pressi della clinica Maugeri di Pavia, dove lavorava Fronterrè e dove il killer si sarebbe dovuto curare; il 18 aprile dello stesso anno, però, Setola evase, e pochi giorni dopo, il 2 maggio, iniziò a sparare uccidendo in una tipica vendetta trasversale il padre del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti.

Per i falsi certificati è stato già condannato a 11 anni l’ex legale di Setola, Girolamo Casella. “Un’eventuale condanna – aveva spiegato Milita in requisitoria – sarebbe irrilevante per Setola, che ha numerosi ergastoli da scontare, ma sarebbe fondamentale perché dichiarerebbe falsa quella cartella clinica usata da Setola con la complicità del suo ex legale Girolamo Casella e dello stesso Fronterrè: tra 5 o 10 anni, quando sarà calata la memoria delle gesta terroristiche compiute da Setola, nessuno potrà più usare questa cartella clinica per provare a farlo uscire dal carcere, o comunque bisognerà stare molto attenti per non incorrere in gravi reati”. I giudici hanno anche dichiarato “la falsità parziale del diario clinico di Setola relativamente alla certificazioni effettuate dalla direzione sanitaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere sugli accertamenti oculistici tra il 2 novembre 2004 e il 30 ottobre 2006”; la corte ha quindi inviato la documentazione alla Procura per valutare la sussistenza di responsabilità in capo ai responsabile della direzione.

 

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