Giuseppe Misso, ex ras del Rione Sanità

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Dopo 35 anni, Giuseppe Misso, ex ras del Rione Sanità, è stato assolto con formula piena dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli per non aver commesso il fatto. Ad accusarlo di essere il mandante dell’omicidio di Giovanna Esposito, brutalmente ammazzata nel suo negozio nel 1983, erano stati i pentiti del clan Giuliano. Secondo i quali il motivo del gesto sarebbe stato da ricercare in un insulto che la donna aveva rivolto ad Assunta Sarno, moglie del boss. Lo riporta un articolo del collega Fabio Postigilione su ‘Il Roma’, che ricostruisce una vicenda da sempre tortuosa. Tutto, secondo i collaboratori di giustizia, sarebbe nato da un contrasto tra la figlia di Giovanna Esposito e una ragazza che lavorava in un negozio del centro di Napoli, gestito da Alfonso Galeota, legato a sua volta a Peppe Misso.

 

La figlia della vittima, incinta, aveva saputo che il fidanzato, Salvatore Stolder, aveva intrapreso una relazione con, appunto, quella ragazza. A difesa della quale era intervenuta, appunto, Assunta Sarno, aspramente offesa dalla Esposito. E da qui la decisione di commissionarne l’omicidio. Misso venne raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per questa vicenda nel 1998. E fu lo stesso Stolder a parlare del delitto in quella occasione. Misura annullata perché gli indizi raccolti non furono ritenuti sufficientemente gravi. Il pm della Dda Giuseppe Narducci chiese il processo con la richiesta dell’ergastolo, ma la Corte d’Assise lo assolse. La Procura decise, allora, di ricorrere in Cassazione, che diede ragione a Narducci e gli atti tornarono in Corte d’Assise.

A scombussolare le carte non solo di questo processo, arriva, però, il pentimento di Misso, che, però, si è sempre dichiarato innocente in merito, nonostante la condanna a 23 anni da parte della Corte (nonostante il pm chiedesse l’assoluzione). Ennesimo passaggio di un caso che ieri ha visto la parola fine.

 

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