Antonio Di Dio e Alberto Capuano

di Giancarlo Tommasone

Un intoppo, il cambio del collegio fa slittare la causa che riguarda Giuseppe Liccardo (elemento ritenuto vicino al clan Mallardo di Giugliano). Liccardo (classe 1989) è stato arrestato nell’ambito dell’«Operazione San Gennaro» insieme al giudice Alberto Capuano, al consigliere della X Municipalità di Napoli, Antonio Di Dio, all’imprenditore Valentino Cassini e all’avvocato Elio Buonaiuto. I primi quattro sono finiti in carcere, Buonaiuto è ai domiciliari. Il 29enne, il 23 aprile scorso, attendeva (insieme a due familiari) l’esito di un pronunciamento, del quale si era interessato Alberto Capuano.

A proporre l’affare al giudice, è Antonio Di Dio in occasione di un incontro che avviene il primo aprile. Consiste nell’avvicinamento di un collegio penale, chiamato a decidere «sulla posizione di Giuseppe Liccardo, Luigi Liccardo e Giuseppina Granata», è scritto nella richiesta per l’applicazione di misure cautelari, a firma del pm Gennaro Varone.

Il processo, come abbiamo visto, è inizialmente fissato per martedì 23 aprile.

Dai contenuti di una conversazione intercettata (il 19 aprile) tra Di Dio e Cassini, che sono in procinto di incontrare Capuano, emerge come i due tengano al buon esito della causa. «Speriamo che martedì andrà tutto bene», dice il consigliere. Gli fa eco l’imprenditore: «Aspettiamo che si chiude tutto, ci deve scappare un regalo anche a questo».

 

Il riferimento «evidente», argomenta il pubblico ministero, è al giudice Capuano («a questo») che i due stanno per incontrare. Avviene l’incontro tra i tre, sempre monitorato dalle forze dell’ordine: durante la «riunione» Capuano rinvia proprio al martedì successivo l’accettazione del «regalo» promessogli al buon esito del suo intervento, affermando: «Martedì, non ora, martedì, con calma». Di che tipo di regalo si tratta? Stando al contenuto dell’intercettazione, di una trentina di ingressi presso un noto locale di Bagnoli, provvisto di piscina.

Lasciata l’abitazione del giudice,
Di Dio e Cassini si scambiano
impressioni sull’incontro.

«Alberto (Capuano) è contento – dice il consigliere municipale -, ora ti dico una cosa: Alberto farà proprio il business con noi». E Cassini, di rimando, afferma: «Sì, sì… amma abbuscà solo soldi (dobbiamo “guadagnare” solo i denari)». Ricordiamo che il 19 aprile cadeva il Venerdì Santo, per questo Di Dio afferma: «Ora ti devo dire la verità? Per completare questa nostra bellissima Pasqua, martedì ci deve essere la ciliegina sulla torta (il buon esito della causa di Liccardo, ndr)». Cassini, conferma: «Io sto aspettando come il pane», e Di Dio sottolinea: «Saremo tutti felici».

L’imprenditore chiede al suo interlocutore anche se, «vista la situazione, chissà se sono sempre 10 panzerotti per uno… o no? A parte il regalo». Regalo, scrive il pm Varone, «è evidentemente, quello destinato a Capuano, mentre i “panzerotti” sono i diecimila euro che Di Dio e Cassini si ripromettono per la loro intermediazione».

Di Dio rassicura Cassini sui «panzerotti»
e quindi sui 10mila euro a testa.

«A faccia d”o cazzo, quello che io ho detto, quello sarà». L’amara sorpresa per i due si avrà il martedì successivo a Pasqua; Di Dio il 23 aprile, intorno alle 13, incontra Giuseppe Liccardo che lo notizia circa lo slittamento della causa al 25 giugno, poiché è cambiato il collegio. La cosa ovviamente indispettisce non poco il consigliere municipale, che alle 15 dello stesso giorno si vede con Cassini.

Il consigliere Antonio Di Dio, ex iscritto a deMa, insieme all’assessore all’Ambiente, Raffaele Del Giudice

Il software spia inoculato nel telefonino di Di Dio, capta la conversazione che gli inquirenti catalogano come «molto importante». Di Dio dice: «Sono morte le cose, Valentì». «Che è successo?», chiede Cassini. E Di Dio ribadisce: «Sono morte le cose, perché chiaramente hanno cambiato il collegio». Quindi, «è andata male?», fa Cassini. «No, hanno cambiato collegio e hanno rimandato al 25 giugno». Il consigliere è risentito e imputa la brutta figura fatta con Liccardo anche al giudice Capuano, perché, dice Di Dio, «me la vuoi dire una cosa del genere? (rivolto a Capuano, ndr)… abbiamo fatto proprio una figura di merda… mi sono preso collera malamente».