Antonio Di Dio e Alberto Capuano

di Giancarlo Tommasone

Ha degli aspetti, a tratti «comici», oseremo dire, la condotta contestata dai magistrati ad alcuni indagati dell’«Operazione San Gennaro», che ha portato all’arresto di 5 persone (quattro in carcere, una ai domiciliari). Si evince dall’attività di intelligence effettuata dalle forze dell’ordine, che tiene sotto controllo le utenze telefoniche delle persone coinvolte nel presunto giro illecito.

Le ipotesi di reato, sono a vario titolo,
quelle di traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione, corruzione per esercizio
della funzione e corruzione in atti giudiziari.

Nell’inchiesta sono stati coinvolti, tra gli altri, il giudice Alberto Capuano, l’imprenditore Valentino Cassini, il consigliere della X Municipalità, Antonio Di Dio (i primi tre finiti in carcere) e l’avvocato Elio Buonaiuto (ai domiciliari).

Proprio Buonaiuto, secondo quanto è possibile leggere nella richiesta per l’applicazione di misure cautelari, è protagonista, insieme a Di Dio, di un tentativo non riuscito, di confondere gli inquirenti, adottando escamotage per evitare di essere compresi, nel caso fossero sottoposti a intercettazione (come poi, in effetti, è stato).

Il consigliere Antonio Di Dio, ex iscritto a deMa, insieme al sindaco Luigi de Magistris e all’assessore all’Ambiente, Raffaele Del Giudice

Dal riscontro delle risultanze investigative, si scopre che Buonaiuto incontri Di Dio, il 22 febbraio del 2019, col «chiaro intento – argomenta il pm Gennaro Varone – di concordare la versione da rendere all’autorità giudiziaria». Entrambi, infatti, sono coinvolti in una vicenda che ha a che fare con l’abbattimento giudiziale di alcuni immobili, di proprietà di un indagato (della presente inchiesta, Claudio Federico) e dei suoi familiari.

Conoscendo le entrature di Di Dio, ricostruiscono
gli inquirenti, gli si chiede se sia possibile
intervenire presso un funzionario, per evitare
la procedura di abbattimento.

Di Dio, contattato da Buonaiuto, avrebbe accettato l’«incarico» da intermediario, ma, argomenta il pm, per evitare l’abbattimento, ci sarebbe stato un prezzo da pagare. La cosa viene a galla e il 10 gennaio del 2019, Elio Buonaiuto viene convocato dal pubblico ministero, che si occupa del fascicolo. E’ vero, dice l’avvocato, ha contattato Di Dio ma solo per conferirgli mandato a trovare un immobile da affittare ad uso studio.

Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli
Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli

Fatto sta che il giorno successivo, e quindi l’undici gennaio, Buonaiuto chiama Di Dio, presumibilmente per fissare un incontro, ipotizzano sempre gli inquirenti; durante detto incontro, i due avrebbero intenzione di concordare la versione da rendere all’autorità giudiziaria. E qui comincia l’aspetto «comico» della questione, da «Banda degli onesti» (per citare il titolo di un film di genere).

Innanzitutto Buonaiuto, per contattare Di Dio, utilizza una utenza telefonica non sua. «Mica posso chiamare con il mio numero…» dice a Di Dio, «la gente è scema e ci hanno creato un guaio a me e a voi per quell’appartamento che ci siamo visti». Il 14 gennaio, l’avvocato chiama ancora Di Dio e questa volta si presenta come «Lello il carrozziere» e chiede al suo interlocutore: «La macchina volete vederla o sta tutto a posto?».

I due infatti ricorrono alla metafora dell’auto
da visionare, sempre per cercare di sviare le indagini.

Quando Di Dio chiama Buonaiuto, adotta la stessa tecnica dell’avvocato, e lo contatta dal telefono cellulare di un nipote. Si arriva dunque all’incontro del 22 febbraio. L’avvocato si presenta all’appuntamento in compagnia della persona che gli presta il telefono quando parla con Di Dio, con la precisa intenzione, annotano gli inquirenti, di «sviare eventuali osservatori».

Il giudice Alberto Capuano

L’incontro al bar di Fuorigrotta è monitorato dalle forze dell’ordine (sia con servizio di osservazione, sia tramite intercettazione ambientale). Alla fine della «riunione», per confondere ulteriormente le acque (invano), Di Dio manda sull’utenza dell’accompagnatore di Buonaiuto (versione carrozziere) un messaggio simulatorio: «Vale per la prossima occasione la macchina».