Il giudice Alberto Capuano

di Giancarlo Tommasone

L’«Operazione San Gennaro» ha portato all’arresto di cinque persone. In carcere sono finiti il giudice Alberto Capuano, magistrato 60enne (in servizio presso la sede distaccata di Ischia del Tribunale di Napoli); il consigliere della X Municipalità di Napoli, Antonio Di Dio; Giuseppe Liccardo (ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Mallardo di Giugliano); l’imprenditore Valentino Cassini. Misura cautelare dei domiciliari, è stata, invece, eseguita nei confronti dell’avvocato del foro di Napoli, Elio Buonaiuto.

Gli indagati in totale sono otto, rispondono, a vario titolo, di traffico di influenze illecite, millantato credito, tentata estorsione, corruzione per esercizio della funzione e corruzione in atti giudiziari. Per tre di essi, vale a dire Alfonso Iovine, Claudio Federico, Alfonso Di Massa, si è ritenuto di non emettere misura di custodia cautelare.

Nel gruppo sono emerse principalmente le figure
del giudice Capuano e del consigliere municipale, Di Dio.

Quest’ultimo, come si evince dalla richiesta di applicazione di misure cautelari, a firma del pubblico ministero Gennaro Varone, «intermedia corruzioni anche in altri settori». In particolare, argomenta il pm, «per il superamento del concorso pubblico per allievo maresciallo dei carabinieri: tariffa 10mila euro».

Fondamentale, nelle indagini,
l’attività di intelligence.

Grazie a una conversazione intercettata ad aprile del 2019, è stato possibile documentare «la ricezione di un pagamento corruttivo da parte di Alfonso Di Massa, interessato a far entrare nell’Arma una propria parente». Il 23 marzo scorso viene captata un’altra conversazione, durante la quale Di Dio promette a Di Massa: «Una volta che passa i quiz, io prendo la ragazza, vieni con me, vi faccio conoscere, lo faccio per te, il personaggio che ha detto: “Antò (Antonio Di Dio), non ci sono problemi, la facciamo entrare tranquillamente, che ora, questo che viene ha fatto entrare mezza Napoli in Finanza”».

Di Massa si informa sulle modalità di pagamento: «Tutti in una sola volta i 10 (10mila, ndr) o vogliamo fare 5 e 5?». Di Dio risponde: «Sì, non ci sono problemi, mi porti i 5 dopo pochi giorni… ti sto dicendo che sono sicuro che passa pure i quiz e ti posso garantire che abbiamo la sicurezza al mille per mille che l’accompagnano loro e la fanno entrare».

Il successivo 20 aprile, Di Dio e Di Massa si incontrano presso un bar, dopo essersi accordati telefonicamente.

Nella circostanza, Di Massa consegna a Di Dio i primi cinquemila euro pattuiti e Di Dio conclude: «Tutto a posto, per il fine settimana prossima, mi porti la differenza». Al che Di Massa tiene a puntualizzare: «Per fine settimana prossima, no, perché non ce la faccio, voglio essere onesto e sincero, cioè lui (evidentemente il genitore della ragazza interessata, ndr) ha detto a inizio maggio».

Nel corso dello stesso incontro, Antonio Di Dio
dice a Di Massa che lo chiamerà quando
sarà in compagnia di un certo comandante.

E Di Massa ribatte che non appena sarà a Scafati (dove presumibilmente abita) cercherà la ragazza (la sua parente), affinché possa parlare col citato comandante, dal suo telefono (quello di Di Massa). In effetti, accadrà proprio così. Di Massa, arrivato a Scafati e trovandosi insieme alla parente, contatta Di Dio che si trova in compagnia del comandante.

La ragazza, dunque, parla
al telefono con il comandante.

Nei confronti di quest’ultimo, Alfonso Di Dio, avrebbe effettuato una dazione di prodotti gastronomici, in occasione delle festività pasquali. La circostanza emerge dalle parole che il comandante rivolge a Di Massa: «Grazie del gentile pensiero che sicuramente gusteremo pensando a lei, sicuramente saranno prodotti di primissima scelta».