Il giudice Alberto Capuano

di Giancarlo Tommasone

Per evitare l’abbattimento di un immobile, Claudio Federico arriva a rivolgersi al giudice Alberto Capuano. Il tramite per la loro conoscenza è rappresentato da Alfonso Iovine. I tre appena citati sono indagati, nell’ambito di una inchiesta sfociata nella cosiddetta «Operazione San Gennaro» che ha portato all’arresto del giudice Capuano, e a quelli del consigliere della X Municipalità di Napoli, Antonio Di Dio; dell’imprenditore Valentino Cassini; di Giuseppe Liccardo (ritenuto dagli inquirenti, vicino al clan Mallardo); dell’avvocato Elio Buonaiuto (quest’ultimo è stato condotto ai domiciliari, gli altri quattro, invece sono finiti in carcere).

Tornando all’abbattimento che riguarda l’immobile di Federico, quest’ultimo, per ottenere una sospensiva della procedura, chiede aiuto a Iovine, imprenditore edile. E’ lui il trait d’union tra il giudice e Federico. Che, annota il pm Gennaro Varone, nella richiesta per l’applicazione di misure cautelari, «ormai disperato, si dichiara pronto a tutto pur di salvare l’immobile.

Il giudice Alberto Capuano

Nel colloquio telefonico con Iovine, afferma: “Non si può arrivare a qualcuno, diciamo, capito?” (…) “Se può parlare a qualcuno io sono a disposizione”». Per sua stessa ammissione, quel «mettersi a disposizione», riferisce Federico al pm, «esplicitava il proprio assenso a pagare un pubblico ufficiale».

Il primo incontro tra Federico e Capuano avviene
il 29 gennaio scorso, nei pressi della Galleria Cervantes.

Federico resta alquanto deluso dall’esito dell’appuntamento, poiché in tale frangente, Capuano si limita a fornirgli il nome di un avvocato («agganciato là», vale a dire che presumibilmente può aiutarlo). «Vai là a nome mio» (avrebbe detto il giudice). Federico segue il consiglio di Capuano, ma poi si rivolge a Iovine, dicendogli: «Non mi ha voluto dare una mano, pensavo che mi aiutava lui (il giudice, ndr)». Le cose cambiano, qualche giorno dopo, quando Capuano, attraverso l’intermediazione di Alfonso Iovine, «dà uno strano appuntamento a Federico, presso un bar nel centro di Napoli», argomenta il pm.

A concordarlo è un dipendente di Federico, che afferma: «Senti, mi ha chiamato Alfonso (Iovine, ndr), ha detto che domani alle 5 il dottore ti vuole parlare». In effetti, il 5 febbraio, Iovine chiama Federico e gli conferma «l’appuntamento davanti al bar», «per poi andare sopra al centro».

L’incontro in oggetto è documentato da servizio di appostamento e fotografico da parte delle forze dell’ordine.

Mentre la «riunione» è in corso, Capuano ottiene da Federico informazioni riguardo al collegio che si occupa del caso dell’abbattimento. Federico attinge le notizie dal suocero, con cui parla a telefono; e le ripete al giudice che prende appunti, segnando il nome del presidente del collegio, e dei giudici a latere. Separatosi da Capuano, Federico chiama il proprio dipendente (che fa ancora una volta da tramite con Iovine) e gli rivela: «Mi vuole dare una mano, ha detto: “Fammi sapere alcune cose”; e me le sono segnate… ha detto: “Non parlare mai, capisci a me, e ora mi metto, vedo io come devo fare… ora vado a parlare io con una persona”».

Giovanni Melillo, procuratore della Repubblica di Napoli

«Dunque, nessun dubbio che Capuano abbia promesso di interessarsi per evitare l’abbattimento dell’immobile di Federico», argomenta il pubblico ministero Varone. L’azione di abbattimento, però, come indica il prosieguo delle intercettazioni, verrà alla fine completata.