“‘Sindrome Gomorra’ oppure ‘Piccoli gomorristi crescono‘”. Così Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, scrittrice e presidente della ‘Fabbrica della Pace Movimento Bambino Onlus’ ha definito le baby gang che aggrediscono coetanei come i dieci ragazzini, armati di catene, che hanno aggredito due studenti di 14 e 15 anni, a Pomigliano d’Arco, o il 15enne vittima di un branco di giovanissimi nei pressi della stazione della metropolitana di Chiaiano, periferia nord di Napoli. E ancora sabato sera a Torino una banda di giovanissimi, in una piazza del centro torinese, ritrovo della movida, ha aggredito e derubato un gruppo di amici che si erano ritrovati nei pressi delle piste da skateboard del piazzale. E ancora meno di un mese fa quattro ragazzini infierirono su un 17enne accoltellandolo.

“Tra i giochi virtuali con trame piene di atti di violenza, le immagini violente che assimilano quotidianamente dai giochi o dai social, la rabbia e l’odio che assorbono in qualche modo poi i giovani, anzi giovanissimi la sfogano – dice Parsi – o meglio la mettono in atto con questi atti gratuiti, senza senso e in un crescendo della cultura dell’indifferenza”.

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“C’è un’incapacità di base delle famiglie di gestire tali ragazzi, e mi dispiace dirlo, – continua Parsi- come c’è anche una mancanza di assistenza, di supporto da parte delle strutture territoriali: dalla scuola, ai laboratori di tutti i generi, musicali, teatrali e quant’altro dove i ragazzi possono ritrovarsi e impegnarsi in qualcosa di utile e costruttivo. Come a mio avviso mancano anche i collegamenti con le parrocchie. Insomma la società civile deve attivarsi per contenere tale disagio giovanile. “Sei famiglie su dieci sono in crisi, sono frantumate, disagiate, con numerosi problemi da affrontare e senza un supporto adeguato – continua Parsi – e i ragazzi, in particolare in gruppo, fanno esplodere la loro rabbia, e scaricano la violenza per spaventare o umiliare i più deboli di loro, per picchiare e rubare per il gusto di farsi vedere superiori”.

Parsi sottolinea inoltre che “molti di questi giovanissimi ragazzi fanno uso di sostanze, le statistiche parlano di assunzione di stupefacenti già a partire dai 12 e 13 anni. Sono scollegati dalla realtà, penso ai ragazzini che hanno dato fuoco al clochard ‘per gioco’, o hanno spappolato la milza ad un 15enne senza un motivo. C’è il mondo virtuale con il quale giocano con la violenza e l’orrore, un mondo che i giovani ripropongono in quello reale, non avendo modelli sani, con i giusti valori morali a cui fare riferimento”.

“Ragazzini che sanno comunicare solo con la violenza e che la diffondono attraverso video sui social – conclude Parsi – come picchiare a sangue un handicappato, o un coetaneo più debole e postare poi il video in internet per far conoscere a tutti ciò che si è fatto: ribadisco sono scollegati e non hanno valori sani di riferimento. Con la Fabbrica della Pace Movimento Bambino Onlus vorremmo proporre agli oltre 80mila comuni italiani di avviare un programma di 150 ore settimanali di formazione per genitori, e non solo, che colleghi le famiglie al territorio, alle scuole, alle strutture sanitarie necessarie per intervenire e ridare prospettive concrete e reali e positive a questi ragazzi e alle famiglie in serie difficoltà”.

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