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Giovani dal Sud al Nord: ecco come il Covid può invertire il paradigma

L’analisi di Maurizio Cappiello

di Maurizio Cappiello

I giovani del Sud Italia da sempre sono stati penalizzati nella storia del nostro paese, la mancanza di industrie, di lavoro e di investimenti nella cultura hanno spinto milioni di giovani meridionali, tra gli anni 60’ e 80’, ad emigrare nelle regioni del Nord e all’estero.

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Passano gli anni ma la questione giovani meridionali non cambia; arriviamo ai giorni nostri ed i conti sono presto fatti, basti pensare che negli ultimi 18 anni hanno lasciato il Sud quasi 2 milioni di persone, di cui più della metà erano giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, di questi quasi un quinto laureati, il cui 16% si è trasferito all’estero.

Le cause sono diverse e trovano spesso spiegazione nella mancanza di diritti fondamentali, oltre alla mancanza di lavoro, o peggio alla mancata possibilità di valorizzare le proprie competenze, altre cause sono la mancanza di sicurezza per le strade, la scarsa vivibilità locale, l’inefficacia della sanità, acutizzata oggi dall’emergenza Covid, e dalle grandi criticità dei servizi del comparto socio-assistenziale, come quelli per gli anziani o per l’infanzia, basti pensare in questo ultimo caso che molte città meridionali sono fanalino di coda nel rapporto numero di asili nido per ogni 100 bambini, ed in alcune Regioni come Sicilia e Campania l’offerta è inferiore al 10% delle necessità.

Oggi, con la pandemia da Covid 19 tutto si è ancor di più esasperato, rendendo gli svantaggi dei nostri giovani ancora più rilevanti rispetto ai giovani del resto d’Europa.

La didattica a distanza dovuta alla chiusura delle scuole e delle Università, così come la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, creeranno dei vuoti di opportunità educativa, formativa e lavorativa con effetti in termini di emigrazione nei prossimi anni uguali, se non peggiori, a quelli che abbiamo già avuto negli ultimi decenni.

L’occasione del Recovery fund, o meglio Next Generation Eu, rappresenta un’opportunità per i giovani italiani e meridionali unica ed irrepetibile nei prossimi anni.

Bisogna adottare delle politiche giovanili d’investimento per le prossime generazioni, ed è importante capire che ciò significa garantire anche il futuro degli anziani di domani.

Per troppi anni si è fatta una politica del presente senza visione del futuro, e si è cercato un consenso immediato con misure assistenzialistiche senza mai puntare ad un serio investimento su politiche formative e lavorative.

Oggi, il Covid, paradossalmente, con i fondi Europei di prossima destinazione, ci permette di invertire il paradigma; bisogna però tenere presente che questo prestito rappresenta un debito che dovranno pagare le prossime generazioni, e quindi la classe politica di oggi ha il dovere e la responsabilità di creare lavoro ed opportunità di crescita sociale non più redditi cittadinanza dati a cascata.

I nostri giovani vogliono restare al Sud; ora la politica faccia in modo di elaborare le migliori strategie e condizioni affinché questo possa essere non più un sogno ma una realtà.

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