La Cassazione riconosce l’anomalia nel deposito telematico. La condanna a vent’anni non è più definitiva
Un ricorso regolarmente depositato, ma mai arrivato davanti ai giudici, ha rimesso in libertà Giorgio Di Bartolomeo. Il genero del defunto boss Raffaele Ascione aveva una condanna a vent’anni per omicidio che sembrava ormai definitiva. Poi la difesa ha scoperto che uno dei suoi atti si era perso nel percorso telematico verso la Cassazione.
Un omicidio e una lunga storia di processi
Di Bartolomeo è accusato dell’omicidio di Carlo Polese, ritenuto vicino al clan Birra. Secondo l’accusa sarebbe stato lui a sparare dal terrazzo di un appartamento durante la guerra di camorra che insanguinò Ercolano.
La vicenda giudiziaria è andata avanti per anni, tra condanne, annullamenti e nuovi processi. Stylo24 ha raccontato sia i procedimenti legati al clan Ascione sia gli omicidi maturati nello scontro con i Birra-Iacomino.
Due ricorsi, ma in aula ne arriva uno solo
Dopo l’ultimo passaggio in Cassazione, la condanna viene confermata. Di Bartolomeo torna in carcere. Sembra la fine del processo.
La difesa, però, si accorge che qualcosa non torna. Dei due ricorsi depositati, i giudici ne hanno discusso soltanto uno. Quello presentato dall’avvocato Luigi Palomba non compare.
Il legale controlla ricevute e registrazioni. L’atto risulta inviato e accettato, con tanto di identificativo. Eppure non è mai stato esaminato.
Il processo telematico finisce sotto esame
Da qui nasce un nuovo contenzioso. La vicenda investe direttamente il funzionamento del processo digitale, regolato anche dalle procedure della Cassazione sul deposito telematico degli atti.
Una rassegna della Suprema Corte ricorda che il momento della consegna assume un valore decisivo per il deposito. Nel caso Di Bartolomeo, proprio le ricevute diventano la chiave per dimostrare che l’atto era stato trasmesso.
La Procura generale riapre la partita
La Procura generale della Cassazione riconosce che il ricorso esiste e dispone che venga trasmesso ai giudici. A quel punto la condanna non può più essere considerata definitiva.
Di Bartolomeo lascia così il carcere di Voghera in attesa che quel ricorso, rimasto per anni fuori dal processo, venga finalmente discusso.
«Un caso più unico che raro»
«L’errore giudiziario gravato sul Di Bartolomeo è un caso più unico che raro», commenta l’avvocato Palomba.
Per il legale, dopo un procedimento segnato da annullamenti e nuovi giudizi, l’imputato ha ora «una nuova occasione per dimostrare la sua innocenza».
Un processo che sembrava chiuso riparte dunque da un documento sparito tra ricevute, reti e passaggi informatici.

















