Luigi de Magistris e Roberto Fico

I giochi e le strategie in vista delle elezioni comunali del 2021

di Giancarlo Tommasone

Non è proprio comodissima, ultimamente, e non potrebbe essere altrimenti, la posizione di Roberto Fico, che da un lato, con dichiarazioni mai così chiare e dirette, come quelle rese in questo periodo, continua a sdoganare il Pd e l’alleanza giallorossa al Governo (e non solo). Dall’altro veste i panni del pompiere, e prova a spegnere le fiamme delle polemiche su una più che presunta prossima scissione all’interno del Movimento 5 Stelle. Fico, nonostante non abbia mai rinunciato al taglio di capelli che fa tanto bohemien e ’68, e si sia sempre distinto tra i duri e puri del M5S, ha imparato a mediare e a distinguere le sfumature del grigio, piuttosto che fermarsi solo al bianco o al nero. Del resto è pur sempre il presidente della Camera da quasi due anni e mezzo, e si è abituato immediatamente alle auto blu, abbandonando di contro, i bus «proletari», scena tanta ma per niente confortevoli. Mediare, allargare le vedute, ampliare l’orizzonte, allearsi: sono caratteristiche necessarie per il nuovo profilo. Allearsi anche nella sua città, Napoli, dove si va al voto la prossima primavera. Nel corso dell’intervista rilasciata un paio di giorni fa al quotidiano la Repubblica, il presidente della Camera, alla domanda sui ballottaggi del M5S, ha dichiarato: «Abbiamo avuto buoni risultati e penso che questo sia un punto di partenza per dare risposte alle esigenze dei cittadini sui territori». Parole certo, ma ha fatto chiaramente intendere che vorrebbe replicare il modello portandolo anche alle metropoli. Almeno due quelle che, al momento vedono certa la candidatura di esponenti del Movimento: Torino, con Appendino, e naturalmente, Roma, la Capitale, con la Raggi. Ma un pensiero, e da tempo, i grillini lo stanno facendo anche a Napoli. Del resto i rapporti tra Roberto Fico e Luigi de Magistris – che pure avrà voce in capitolo sulla scelta del prossimo candidato, e che da settimane continua a dire di essere pronto a fare il nome, anche se al momento non lo ha ancora fatto – sono stati sempre ottimi, talmente buoni che all’ultima tornata, i pentastellati hanno sacrificato sull’altare delle urne, Matteo Brambilla, per la serie «scansiamoci». Qualcuno potrà dire: se il M5S sceglie il candidato a Roma e a Torino, non può imporlo anche a Napoli, terza città d’Italia. Giusto, ma a questo servono gli alleati e il campo largo, prendendo in prestito un brand del Pd. E allora potrebbe prendere forma l’idea di un candidato scelto dai dem, che stia bene a tutti, anche ai grillini e a deMa. Un candidato, che come abbiamo spiegato in un recente articolo, non può essere Alessandra Clemente, nonostante l’assessore piaccia tanto agli ambienti radical chic della sinistra partenopea. Ambienti che frequenta pure, e da più anni di lei, per motivi anagrafici, proprio Roberto Fico, presidente della Camera dal capello ribelle.

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