Paolo De Luca, Maria Teresa Dolce (moglie del sindaco Luigi de Magistris) e Salvatore Meliota

Le «voci di dentro» dell’associazione arancione

di Giancarlo Tommasone

Nelle scorse ore, Paolo De Luca, presidente della V Municipalità di Napoli, Vomero-Arenella (considerata una roccaforte arancione) ha annunciato di aver rassegnato le dimissioni dal coordinamento nazionale di deMa, sottolineando comunque che non esce dal partito. Almeno per il momento, ipotizziamo noi. La sua scelta, ha dichiarato, è stata presa per profondere maggiori energie per la Municipalità e la città di Napoli. Stylo24, però, ha interpellato una «voce di dentro» dell’associazione presieduta dal sindaco Luigi de Magistris, che ci ha svelato un interessante retroscena rispetto alle dimissioni dell’ex componente del coordinamento nazionale.

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L’addio
di Paolo De Luca
al coordinamento
nazionale di deMa

«Da qualche settimana – ha detto la nostra fonte – i rapporti tra Luigi (de Magistris) e il presidente De Luca sono tutt’altro che idilliaci. Le dimissioni di De Luca sono scaturite perché non ha voluto accettare l’indicazione piovuta dall’alto, di Salvatore Meliota (avvocato, anche lui nel coordinamento nazionale di deMa). Meliota, persona molto vicina al sindaco e facente parte dello stretto cerchio vomerese, quello che fa capo a Maria Teresa Dolce (moglie di de Magistris) è stato scelto dal vertice arancione per sostituire Elena De Gregorio, e per andare appunto a riempire la casella dell’assessorato lasciata vacante». De Luca, però, non si «è piegato, non ha avallato la scelta presa da altri, rivendicando l’autonomia nella gestione della Municipalità. Le dimissioni vanno lette come un segnale».

Il retroscena
sulle dimissioni

Rispetto a cosa? «Anche per quel che riguarda scelte future che potrebbe prendere, magari sganciandosi dal partito, in vista delle prossime elezioni regionali», continua la nostra fonte. Il presidente della V Municipalità poco o nulla ha fatto per nascondere che ci sia un certo attrito con Palazzo San Giacomo, sottolineando pure la carenza di fondi per i quartieri del Vomero e dell’Arenella.

La «rivolta»
nella roccaforte
arancione

A riprova di ciò va vista la pubblicazione di alcuni post su Facebook, critici (anche rispetto all’ultimo rimpasto in Giunta) nei confronti dell’amministrazione comunale di Napoli. Cosa che non ci si aspetta dalla guida di un parlamentino, considerato fino a poco tempo fa espressione arancione per antonomasia. Per entrare nel Consiglio di Via Morghen, alle scorse elezioni, si era candidato, con scarso successo, anche Salvatore Meliota, detto Gigio.

Gigio, le velleità
politiche
e il cerchio

vomerese

Raccolse appena 178 preferenze, che risultarono, è naturale, insufficienti per avviare la sua carriera politica. «Nonostante questo, però, Meliota è stato inserito nel coordinamento nazionale di deMa. De Luca, inoltre, opponendosi alla nomina calata dall’alto, ha tenuto a sottolineare un concetto: sarebbe stato impossibile giustificare la scelta di Meliota davanti a quanti, in deMa, non solo hanno ricevuto più consensi di lui, ma sono ritenuti più validi politicamente, e più adatti a ricoprire il ruolo di assessore», conclude la «voce di dentro» degli arancioni.