Alessandra Clemente e Luigi de Magistris

Come anticipato da Stylo24, i rapporti tra de Magistris e la sua «delfina» non sarebbero dei migliori da tempo, tanto da affidare la sua candidatura nelle mani della strana alleanza giallo-rossa, che lei stessa non sembra disdegnare.

“Il candidato di Pd e M5s chi sarà? Chi sarà? Alessandra Clemente”. Con queste parole, Luigi de Magistris, lancia la candidatura dell’attuale assessore al Patrimonio della sua Giunta come sostituta di Gaetano Manfredi, dopo il rifiuto dell’ex ministro a rappresentare questa strana alleanza giallo-rossa. Anche perché “il ‘patto di Posillipo’ è durato praticamente trenta secondi”. Un chiaro riferimento sull’incontro in un bar a Posillipo tra alcuni parlamentari del M5s e i vertici del Pd di Napoli che si è tenuto due giorni fa e in cui è stata sancita l’alleanza per le elezioni amministrative. Davanti a un caffè e un cornetto, in realtà, tutti si erano trovati d’accordo sulla candidatura dell’ex ministro, che, però, ieri ha rinunciato.

Ne è passato di tempo dalla candidatura ufficiale della Clemente ad opera di de Magistris (era il mese di ottobre), e gli equilibri a Palazzo San Giacomo sono diventati sempre più difficili. Come anticipato da Stylo24, proprio la “delfina” del sindaco, però, non sarebbe rimasta a guardare. Anzi, avrebbe intessuto un dialogo con Marco Sarracino (segretario cittadino dem), per comprendere se ci siano concrete possibilità di inserirsi tra i nomi di Manfredi, autoeliminatosi dal gioco, e Fico. Ipotesi peregrina, ma Sarracino continuerebbe a portare avanti una costante interlocuzione con lei, a nome dell’ala giovanilista del partito napoletano. Interlocuzione che la Clemente avrebbe provato, senza riuscirci, anche col Movimento 5 Stelle.

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In merito alla proposta di Manfredi di ‘un patto per Napoli fondato sullo stralcio del debito e su un piano straordinario di interventi nazionali e regionali, che coinvolga le migliori energie della comunità partenopea’, de Magistris ha affermato: “Se uno vuole dialogare, il mio cellulare lo hanno tutti: lo ha Manfredi, lo hanno i servizi segreti, lo ha il popolo. È lo stesso da 15 anni. Noi ci siamo per chi vuole dialogare, vale per Manfredi come per tutti. Noi ci siamo, a Napoli, in Calabria, in Italia. Però noi continuiamo ad amministrare mettendoci la faccia tra mille difficoltà e con tanta voglia di rinascita”, ha terminato.

De Magistris si è detto, comunque, “contrario a una legge speciale per una città e non può essere cucita sul candidato. Da sindaco della capitale del Mezzogiorno e terza d’Italia dico che c’è bisogno di una legge per i Comuni che hanno un debito ingiusto. Sarebbe bello se le forze politiche un minuto dopo le elezioni chiunque le vinca affrontino finalmente il debito ingiusto”.

“Mi voglio fare portavoce – ha aggiunto – di tutti i sindaci, di quelli che non hanno il megafono che ho io essendo sindaco di Napoli, ma anche dei sindaci dei piccoli Comuni, a non vedere mortificati i propri territori per debiti che non gli appartengono”. Secondo de Magistris, fare una legge in piena campagna elettorale “non sarebbe una bella cosa e inoltre sarebbe anche un po’ mortificante per chi come noi, in questi dieci anni, ha buttato il sangue e ogni volta che abbiamo interloquito con Roma ci è stato detto che non si può mettere a disposizione nemmeno un centesimo di euro e oggi invece – ha sottolineato – guarda caso vorrebbero mettere a disposizione soldi per una legge speciale. Facessero una legge per i Comuni, compresa Napoli, visto che ormai è evidente che prima non l’hanno voluta fare perché amministrava de Magistris, affinché chi sarà sindaco non debba avere le sofferenze che ho avuto io non per demerito ma per quello che abbiamo ereditato e per una responsabilità politica evidente anche di quelle forze politiche che in questi anni hanno governato il Paese”, ha concluso.

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