Gianpiero Falco

di Gianpiero Falco *

ad

Strumentalizzando la penosa vicenda della Sea watch, gli esponenti politici della passata legislatura non compiono un’azione a sostegno del loro nuovo segretario Zingaretti. Il populismo e/o l’ipocrisia che si manifesta con tali atti, non fa altro che alimentare la deriva politica cui assistiamo negli ultimi anni e che pone le basi di questa confusione, in cui tutti possono dire la loro, come avviene sui social.

L’ecumenismo clerico-comunista, come già ho scritto in altre occasioni, ha sgretolato unitamente all’ipocrisia dipietrista, la nostra massa critica e soprattutto la nostra classe dirigente, ma oserei dire ha fatto passare soprattutto l’attuale punto di vista dell’uno uguale uno, che tanto male ha fatto a questo paese. Ed in particolare al Sud, portando all’interno della classe politica dei Carneadi, che ricoprono ruoli importantissimi all’interno delle nostre istituzioni e che non hanno il peso culturale per potere affrontare delle scelte di politica economica essenziali per il nostro Paese.

Pur di arrivare al potere, la sinistra ha adottato gli schemi del populismo crescente all’indomani del 1992, con il governo Prodi prima e D’Alema poi, consentendo la modifica del titolo V della Costituzione e delegando più poteri per le Regioni. Creando in questo modo, il passepartout per il nuovo modello di autonomia che la Lega sta cercando di far nascere. Non tenendo conto, però, dei punti di partenza diversi tra tutte le regioni e, in particolar modo, di quelle appartenenti al Mezzogiorno. Ecco quindi che la sinistra, da politiche di sostegno all’occupazione nei decenni in cui vigeva il sistema proporzionale, si è occupata successivamente, di politiche di affermazione del proprio pensiero, incurante delle cose concrete che interessavano e interessano alla gente. E cioè sviluppo, più lavoro per tutti e benessere diffuso. Tutt’altro, invece, ha fatto. E, anzi, con i propri veti sulle possibilità di sviluppo in nome di un ambientalismo da pasdaran e soprattutto in nome di una politica etica di differenziazione rispetto ai propri avversari, molto spesso etichettati come ladri e non solo, rispetto all’onestà adamantina di tutti gli appartenenti al credo della Sinistra. Un avvelenamento dei Pozzi, che poi però, le si è ritorto contro, poiché una volta al governo è stato lasciato lo spazio politico ai gruppi movimentisti, fra cui gli attuali governanti dei M5S. E quindi i sinistri si sono compiuti.

 

Si è passati da una politica di proposta, ad una politica del sospetto, come se l’onestà fosse l’unica caratteristica per fare il politico di professione. Il prevedere una autonomia degli Enti Locali senza dare un controllo delle attività ad un Ente Terzo è stata pura follia, quindi altro “sinistro” per la Nazione. Grande ipocrisia, ma non si sa che dalle nostre parti gli unici detentori di moneta sonante sono gli affiliati ad associazioni di volontariato per il compimento dei reati più disparati. Da qui, la necessità di inserire il Prefetto con la costituzione del Comitato di Ordine e Sicurezza per gli investimenti pubblici, ideata dal nostro gruppo di Confapi Campania, che si dovrà occupare del controllo di tutti gli investimenti pubblici. Si è contribuito, con la non politica, a riampliare la differenza, Nord-Sud che il sistema dei nostri Padri Fondatori, aveva cercato di attenuare con l’intervento straordinario del Mezzogiorno. Il mantenere, un livello di burocratizzazione per occupare tutti gli spazi vitali dell’organizzazione delle Istituzioni è stata una politica di occupazione degli spazi vitali della Repubblica, così come amava ripetere il nostro compianto presidente della repubblica Cossiga. Non solo e ha portato allo svilimento della procedura amministrativa, essenziale alla pratica degli investimenti pubblico-privati, e al sostegno dell’occupazione.

Altro “sinistro” questo, che ha contribuito ad aumentare il livello della disoccupazione e, altra ipocrisia, che ha lasciato a piedi molti lavoratori, vittime di una globalizzazione che ha portato sempre più fuori mercato, la competitività del nostro Paese e ha decretato lo stato di crisi industriale che ancor oggi viviamo. Soprattutto ha impedito ai fondi di investimento sovrani, di investire nel nostro Paese. La perdita di occupazione, e soprattutto di competitività ha fatto si che tali “sinistri”, distanziassero, gli ex rappresentati dalla sinistra dai loro rappresentanti, da cui la nascita dei radical chic di sinistra auto referenziati che parlano di diritti, ma non fanno nulla perché questi vengano attuati. Questa grande assenza, ha generato la fuga migratoria dei consensi verso i partiti populisti che oggi portano l’incapacità al potere e soprattutto la guerra dei poveri. E specificatamente, tra chi è italiano e non sente alcuna sensibilità nei propri confronti e soprattutto nei confronti dei propri problemi (disoccupazione e sistema insufficiente di servizi socio sanitari) e di chi scappa dalla povertà assoluta per trovare un futuro migliore che viene riconosciuto invece meritevole di attenzioni.

Il non avere quindi, e lo ripetiamo, una forza liberal-democratica e/o social democratica nel nostro scenario politico è una mancanza di grave impedimento, poiché possiamo dire che sia a destra che a sinistra dal 1992 in poi si sono succeduti slogan ma non fatti e questo sia per chi fa impresa come noi e soprattutto per i lavoratori che vedono sgretolarsi la tanto sospirata stabilità del posto di lavoro. Sentire e vedere esponenti politici, che in nome di un etica parlata e non praticata, salgono sulla nave della ormai famosa Capitana tedesca, che mette sotto i piedi le regole basilari del nostro ordinamento giuridico, per approfittare politicamente della situazione, è la dimostrazione che, purtroppo, non c’è più una parte politica che ha contribuito alla crescita della nostra Italia. E questo è un male, perché non vi sono interlocutori credibili e rappresentativi dei lavoratori con cui sedersi a parlare di nuovo di lavoro e di produttività.

Sì, di produttività, lo diciamo a voce alta, nei confronti di chi oggi sperpera denaro pubblico e non crea occasioni di investimenti lasciando indietro i territori più degradati e non creando le condizioni per cui un investimento si possa realizzare. Per noi, la colpa democratica di questo sistema confuso è dovuto dalla mancanza di un offerta politica che si concretizzi sui fatti per i propri rappresentati e soprattutto dal fatto che non ci sono più i soldi per pagare le polizze dei “sinistri”. Meno presenzialismo e più fatti concreti dovrebbe essere il “must” di qualsiasi forza politica rappresentativa di interessi positivi per il sistema Paese. Noi delle PMI siamo ancora in attesa di tale miracolo.

Gianpiero Falco
Delegato Confapi Campania allo sviluppo regionale