Europa sovranismo
Gianpiero Falco, delegato Confapi Campania allo sviluppo regionale

di Gianpiero Falco *

Partiamo dalla lettura di un libro, «Popolo e Populismo», molto bello e che consiglio agli operatori economici della nostra regione e del nostro paese in genere, poiché è una lucida analisi del sistema socio-economico del nostro mondo imprenditoriale con particolare riferimento al nostro contesto più prossimo dell’Unione Europea. Libro, peraltro, scritto da un mio collega ed amico della Confapi, Angelo Bruscino, unitamente al dr Alessio Postiglione, che ha consolidato il nostro punto di vista, relativamente alla necessità di veicolare dove non è possibile lo sviluppo di un sistema amministrativo-politico che consenta lo sviluppo di un dato territorio.

Lo scenario che ne risulta è una puntuale descrizione dei fatti che hanno portato il nostro Paese ad assumere un ruolo di subalternità rispetto agli altri co-fondatori dell’Unione medesima e soprattutto l’incoerenze delle scelte da parte dei noti Paesi leader, tanto contestati dai populisti che mettono in discussione l’esistenza della stessa Unione. Innanzitutto, la Germania e la Francia.

L’imprenditore Angelo Bruscino

Il mancato rispetto delle regole, dunque, che viene perpetrato ai danni dei paesi membri più deboli tra cui l’Italia per le problematiche di natura economica che sono diventate un «must» per la Commissione e che sono rappresentate principalmente dall’elevato debito pubblico nostrano.

È del tutto evidente che la scelta orientata dalla Banca centrale tedesca al momento dell’unificazione monetaria di un severo controllo dei conti pubblici degli stati membri, tesa alla verifica ossessiva dell’inflazione in danno di politiche espansive keynesiane, ha imbrigliato paesi come il nostro che avevano da sempre associato l’alto debito pubblico con una politica di investimenti delle infrastrutture molto rilevanti e che oggi non riesce più ad attivare, per molteplici ragioni indotte dalla politica restrittiva Comunitaria e per problematiche interne connesse alla capacità di spesa del nostro Paese.

La cosa che più mi ha colpito del testo è l’analisi puntuale, ma che si proietta sempre all’interno delle regole dell’Unione e quindi come elemento per riacquisire posizioni all’interno della Ue, giammai di distacco dalla medesima.

La chiarezza con cui si definisce il non rispetto delle regole da parte di tutti, anche e soprattutto dei Paesi leader come Germania e Francia è cristallina. Il non rispetto del surplus commerciale tedesco e lo sforamento della percentuale debito/Pil, da parte della Francia, tanto contestato all’Italia, ad esempio. Una chiave di lettura quindi, diversa, serena e obiettiva e che mostra la linea di intervento da adottare e cioè quella di migliorare le «perfomances» economiche del Belpaese per poi sedersi al tavolo delle trattative e discutere del mancato rispetto delle regole degli altri Partner Europei che oggi, rispetto a noi italiani, sono sostenuti dal proprio peso politico e non dalle regole comunitarie.

Ecco, fin quando la Politica farà predominare
il proprio peso e non le regole, ci ritroveremo sempre
più in un contesto molto volatile e preda
dei mercati speculativi.

È del tutto evidente che il collegamento con questa analisi viene fatto con quanto affermato nei nostri precedenti articoli e cioè con il recupero dell’efficienza che l’azienda Italia deve recuperare. Innanzitutto, bisogna recuperare l’efficienza di spesa pubblica e questo avviene con maggiori competenze da affiancare alla P.A. deliberante e soprattutto affiancare le commissioni prefettizie alla analisi degli investimenti pubblici, dal punto di vista della sicurezza pubblica e di contrasto alle mafie che ormai imperversano su tutto il territorio Nazionale.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini

Il decreto Salvini del 24 gennaio ca, con il suo articolo 28, ha fatto molto, modificando un articolo del dlgs 267/00 e dando al Prefetto la potestà di commissariare il responsabile del procedimento che non risponde immotivatamente alle società concessionarie di opere pubbliche che sono la summa del partenariato pubblico-privato e che rappresentano la terza via dello sviluppo che implica la presenza degli investitori privati nello sviluppo del territorio.

La prima è rappresentata dai fondi nazionali
e la seconda dai fondi Europei che, giocoforza,
devono entrare in una veicolazione di spesa più veloce
con le modalità di accelerazione di cui sopra.

Solo una politica di fattiva semplificazione delle fasi amministrative può portare al recupero di posizioni importanti per gli effetti moltiplicativi dei nuovi investimenti cosi attivati. Non si comprende che se non si aumentano le spese per investimenti espansive del reddito, una eventuale azione di forza da parte della Commissione Europea, per la riduzione del nostro debito pubblico, creerebbe una situazione di indigenza del nostro Paese forse mai vista prima. Alternativa, ancora piu dolorosa, l’uscita dall’euro con pagamento della svalutazione del potere d’acquisto della nuova moneta che dovrà pagare il debito in euro.

Oggi, serve il rispetto delle regole
dal basso, solo così si recupera
l’efficienza ed il lavoro.

La politica deve recuperare la semplicità e i fatti. Le chiacchiere ci portano al default e purtroppo il contesto politico italiano è veramente delirante. Mi sovviene la follia degli esponenti del Pd , che per sciacallaggio politico salgano sulla barca della capitana tedesca che aveva speronato una motovedetta della Finanza. Che bell’esempio da chi fa del rispetto delle regole, il proprio fondamento politico.

Tutto in spregio dell’integrità della sicurezza nazionale, come aveva previsto Marco Minniti, loro ministro degli Interni, il primo esecutore della limitazione degli ingressi dei migranti. La follia del Movimento 5 stelle , che vuole rinunciare alla tratta Torino Lione, in spregio degli impegni assunti dai precedenti governi. E il reddito come lo aumentiamo? L’occupazione?

L’ex ministro Marco Minniti

Solo con questo menu di cose semplici e lavoro si arriva all’obiettivo dei conti in ordine da presentare alla Commissione Europea. Solo con il recupero del lavoro e della fatica per il raggiungimento degli obiettivi potremmo farcela. Forse il livello di benessere a cui siamo arrivati in precedenza è stato troppo alto rispetto alla fatica impiegata e questo lo si deve, come è spiegato nel testo, alla situazione geopolitica precedente a quella che viviamo oggi. E questo rappresenta una barriera all’entrata per il nostro sviluppo che langue perché non vi sono i modelli educativi precedenti che imponevano il sacrificio per il raggiungimento degli obiettivi.

L’unico che ha capito a modo suo questa problematica
è Salvini, ma vuole imporre il regionalismo che Lega
ha sempre sbandierato come suo elemento
distintivo rispetto agli altri Partiti.

L’autonomia non serve altro che ad aumentare il divario nord/sud e quindi a disgregare il concetto di Nazione così come la nostra costituzione detta e questo a noi non piace. Gli imprenditori, quindi, non possono far altro che chiedere il rispetto delle regole di mercato che si sintetizzano in una efficienza possibile da parte di tutti gli attori appartenenti al processo produttivo dei settori economici di riferimento. Solo così ci sarà il rispetto delle regole che riporterà il nostro Paese ad avere… più peso politico.

Gianpiero Falco
Delegato allo sviluppo regionale Confapi Campania