Gianpiero Falco, delegato Confapi Campania allo sviluppo regionale

di Gianpiero Falco*

L’articolo del 21 giugno 2019 scorso, uscito su questo giornale, che gentilmente ci ospita rispetto a quanto sosteniamo come associazione datoriale, ci ha letteralmente imposto di proseguire su quanto abbiamo scritto relativamente alla crisi del nostro Mezzogiorno. L’aver letto che in 10 anni se ne sono andati circa 100.000 giovani di cui il 50% laureati, ci impone di rincarare la dose, rispetto ai vincoli che impediscono la realizzazione degli investimenti che garantiscono la crescita del territorio.

Questo, infatti, è un effetto di dispersione
delle competenze che se vogliamo ha effetti ancora più devastanti rispetto alla mancanza di opportunità di sviluppo odierne e questo perché la migrazione delle teste pensanti di «domani» elimina la speranza del futuro.

Siamo in una situazione in cui vi è il disgregamento di una parte del territorio e la certa futura desertificazione dello stesso. A questo punto, la mancanza di ricette politiche per un concreto sviluppo diviene una responsabilità certa della classe politica, che non risolve problemi di propria competenza, anzi li aggrava con la sua assenza.

Assenza dovuta ad una incompetenza generalizzata, tantoché, anche tra i segretari di partito è difficile trovarne uno con il processo formativo terminato con laurea. Innanzitutto, nessuno mai in questi ultimi anni si è interessato a questa problematica, neanche una parola rispetto ai lacci e lacciuoli che sembrano paventare solo responsabilità amministrative di secondo ordine e che invece rappresentano il cappio al collo del nostro sviluppo.

E soprattutto, ahinoi, l’autostrada di lancio,
per tutte le attività finanziate con i capitali mafiosi
che, come sosteniamo da tempo, sono molto diffusi
nella nostra economia meridionale.

Da questi «grandi uomini»’, che hanno personalizzato l’agone politico, nessuna parola si è levata contro questa malattia gravosa e pesante. Parliamo solo di cose scontate e soprattutto inattuabili, allo stato dei fatti, vedi letterina di Bruxelles in attesa di commissariamento della nostra ulteriore vergognosa stagione politica. Ma a noi, questo, in rappresentanza della associazione datoriale che rappresentiamo, non interessa e soprattutto non ci compete, ma lanciamo l’allarme solo perché è un fatto generalizzato di un sistema politico inesistente. Ma andiamo per gradi, e individuiamo le ragioni che hanno affossato il nostro sistema Paese e soprattutto il nostro Mezzogiorno.

Non si è compreso, da parte particolarmente
di tutto il Paese per l’appunto, che il Mezzogiorno
andava e va aiutato con leggi speciali perché
partiva con posizioni altamente inferiori
rispetto alle altre parti di Italia.

E chi ha studiato economia, come il sottoscritto, non può non fare riferimento alle «tre Italie» che il Bagnasco, grande autore dei libri su cui abbiamo studiato, teorizzava. Data, quindi l’esistenza del consenso, a queste analisi, già nel primo dopoguerra, i padri fondatori della Repubblica avevano pensato per l’appunto alla creazione di un intervento straordinario per il Meridione, centralizzato e che si consolidò, con la creazione della tanto vituperata Cassa del Mezzogiorno. Dico questo perché tutti confondono l’operato di quest’ultima con il periodo che va dal 1986 al 1993, periodo in cui la Cassa fu soppressa e creata la nuova AgenSud, altamente lottizzata e che scompare poi, per l’appunto nel 93, lasciandone le funzioni residuali direttamente al Ministero dello sviluppo economico.

Si rimane basiti dai commenti di illustri e stimatissime persone, tra i quali il professore Tremonti
e l’ex Presidente del Consiglio Gentiloni, i quali, in pubblico, etichettano l’esperienza dell’intervento straordinario come un esperienza fallimentare.

Questo fenomeno delle fake news , evidentemente, colpisce tutti anche gli insigni personaggi del nostro tempo. E soprattutto persone che stimiamo, dato il loro curriculum inappuntabile. E quindi, con fare democratico, come qualche «antagonista» ama ripetere, cerchiamo di neutralizzare con l’anti-informazione questi concetti, altamente abusati e inesatti. Ricordiamo che la costituzione della Cassa del Mezzogiorno fu istituita dal Governo de Gasperi e non dal governo Conte, questo per dire che chi propugnò questa idea aveva un differente track-record ed era ben consapevole dell’arretratezza culturale, sociale ed economica del nostro Mezzogiorno, incapace di provvedere ai propri fabbisogni.

Giulio Tremonti

E questo era dovuto, sia per, incapacità e competenze che per i noti problemi territoriali, purtroppo noti nelle nostre parti. Oltre a questo, sono ben evidenti, tutti gli interventi infrastrutturali, dalla Campania alla Sicilia, in termini di viadotti, acquedotti, fogne e altre opere pubbliche complementari, realizzati.

Non credo vi sia questa consapevolezza, e ciò si verifica perché chi vive in determinati contesti, e ritiene normali certe attività, non si rende conto come sia difficile realizzarle in altri. Tale fenomeno, pericolosissimo della disinformazione artata, crea e ha creato non pochi ostacoli al percorso di sviluppo del nostro Belpaese ed in particolare del Mezzogiorno.

E la medesima disinformazione, è dovuta
al post-dipietrismo, al periodo d’oro dei giustizialisti
che hanno buttato, come si dice dalle nostre parti,
il bambino con l’acqua sporca.

Periodo questo che ha iniziato una caccia alle streghe ed è stato strumentale ai populisti, che oggi imperversano nella politica di tutta Europa. Senza pensare che poi i cacciatori, molto spesso, si sono rivelati le streghe stesse. Questo per dire che il contesto di illibatezza politica e non coinvolgimento nelle scelte da adottare fa sì che non venga presa nessuna decisione tale che venga innescato qualche processo di intervento economicamente rilevante. Come usa definire un mio caro amico si sono avvelenati i pozzi dell’acqua intesa come Politica e si sono ingrossate le fila dell’anti politica che porta a fenomeni da baraccone con alta volatilità elettorale.

La disinformazione è quindi strumento
di affiliazione delle masse e nemica della crescita economico-sociale di questo paese.

Ed in particolare del Mezzogiorno. A ben vedere, infatti, come in precedenza detto, gli effetti distorsivi di una politica populista che ha rallentato la capacità degli investimenti pubblici vengono amplificati nel nostro meridione per effetto della presenza delle associazioni malavitose che, ben contente di tale situazione di indigenza, cercano di investire e ripulire i propri denari nella cosiddetta economia reale, facendo affari e corrompendo gran parte della burocrazia generalmente ostile alle aziende ordinarie. In questo contesto, solo un nuovo intervento straordinario, per tutto il Mezzogiorno, che implementi gli effettivi bisogni e quindi le opere da realizzare e gestite centralmente, è la soluzione.

Abbiamo detto più volte come strutturare
tale Ente e abbiamo detto che oltre a ciò
è necessario un intervento governativo con il controllo
dei Prefetti, a tutta la fase che va dalla progettazione
alla realizzazione dell’opera.

Con questo, intendiamo la istituzione presso la prefettura di un Comitato permanente per la ideazione e la realizzazione degli investimenti pubblici con la specifico controllo che tali ideazioni e poi realizzazioni, non vengano pensate per personaggi border line. Ma solo per l’effettivo bisogno del territorio in cui la scelta viene adottata.
Solo in questo caso si darà sviluppo alle nostre regioni e si invertirà il fenomeno della desertificazione del Nostro bellissimo e incompiuto Meridione.
Sono ben accetti sostegno e nuove idee a queste considerazioni.

Gianpiero Falco
Delegato allo sviluppo regionale Confapi Campania