Lo storico Aldo Giannuli

di Giancarlo Tommasone

Il professor Aldo Giannuli, storico, politologo e già consigliere di Beppe Grillo e di Gianroberto Casaleggio, non ha dubbi: «Si discute di reddito di cittadinanza, ma nessuno parla della valanga che tra pochi mesi investirà l’Italia». Stylo24 ha raccolto le sue considerazioni sulla fattibilità del progetto di sussidio e sulla situazione dei vertici del M5S.

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Luigi Di Maio con l’elmetto di protezione dell’Ilva

Qual è la valanga che starebbe per investire l’Italia?
Quella che si abbatterà a gennaio sull’economia del nostro Paese: la restituzione di 400 miliardi di bond da parte della Banca Centrale Europea. Mi chiedo se si siano fatti almeno la domanda circa il modo attraverso il quale ricollocare questi titoli. Però si preferisce parlare di reddito di cittadinanza e farlo è come scegliere la canzone da mettere in sottofondo sul Titanic. Tutti sanno quale fine ha fatto il Tinanic.
E’ affondato?
Mi pare proprio sia andata così.
Divergenze di vedute tra i grillini «napoletani» Fico e Di Maio. Il presidente della Camera potrebbe scegliere di fondare un nuovo soggetto politico?
In questo momento non credo, siamo ancora alla fase del «fateci lavorare» e del «cerchiamo di rimanere al Governo». Fra qualche mese, forse. Non è per niente ipotesi peregrina. Però bisognerà considerare altri fattori – tra cui anche quello dell’eventuale passaggio di leadership – che solo nei prossimi mesi emergeranno con tutta la propria portata. Del resto molto sta in mano alla Lega e alle decisioni che potrebbe prendere e imporre Salvini.
Quali, ad esempio?
Una su tutte le elezioni anticipate. Salvini non è un genio, ma è molto furbo e sa bene che il consenso va sfruttato in tempi brevi e così come è venuto, può andarsene. Quindi ipotizzo una manovra del genere, da attuare in un periodo non di molto successivo alle prossime Europee.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e i vice premier Matteo Salvini (a destra) e Luigi Di Maio (a sinistra)

Anche per testare la tenuta del M5S?
Certo. Se il Movimento dovesse avere una tranvata dalle consultazioni del 2019, non credo riuscirà a riprendersi. Sono abituati, anche infantilmente, a vincere. Finora si sono ripresi dai momenti di difficoltà più per demeriti degli altri. Penso a Monti e a Renzi. Ma adesso che sono al Governo, in caso di sconfitta potrebbero pagare un dazio pesantissimo.
Alleati al Governo, ma nei fatti distanti. Di Maio ha scelto per sé il ministero del Lavoro, a Salvini basta un tweet contro l’immigrazione clandestina per moltiplicare i consensi. Scelta sbagliata quella del vicepremier di Pomigliano d’Arco?
Assolutamente sì. Diciamo la verità, Di Maio è stato… «ingenuo» e ha dimostrato di aver evidenti pecche dal punto di vista espressamente politico. Perché se vuoi fare il leader politico, devi farti assegnare anche un ministero politico, un dicastero che ti dia visibilità. Penso agli Esteri, ad esempio. Salvini lo ha capito e lo lascia impelagare. Anche perché fondamentalmente l’obiettivo (e il «sogno») di Di Maio è quello di apporre la firma in calce alla legge sul reddito di cittadinanza. Nel frattempo però si accolla tutte le grane e le responsabilità provenienti dalla carica che ricopre. E sono immani.

Il presidente della Camera, Roberto Fico, scende dal bus dell’Atac

Cosa rischia Di Maio?
Che nel caso dovesse cadere il Governo e si vada alle elezioni anticipate, perderebbe quasi sicuramente la leadership politica e quindi non potrebbe più essere il candidato premier del M5S.
Al suo posto, Di Battista?
Non credo, sembra essere più interessato ad altro, ultimamente. Penserei più a uno come Roberto Fico.