Gianni Lettieri

di Giancarlo Tommasone

Alla Duchesca, Gianni Lettieri, ex candidato sindaco di Napoli e presidente Atitech, è nato ed è cresciuto. Muovendo i primi passi in un quartiere, tra i più «antichi» della città. Una porzione del capoluogo partenopeo che, però, insieme a molte altre zone di Napoli, ultimamente sembra essere stato segnato dagli effetti di una trasformazione quanto mai veloce e radicale.

ad
Gianni Lettieri
Il presidente Atitech Gianni Lettieri

Come vive il cambiamento della «sua» Duchesca?
Purtroppo devo dire che vivo questa situazione con grande sofferenza, la Duchesca non si riconosce più. Non è più il quartiere in cui io sono nato e cresciuto. Una volta era una specie di paese. Tutti ci conoscevamo, tutti conoscevano i figli degli amici, c’era grande affabilità. Era una vera e propria comunità di cui oggi non c’è traccia.
Come percepiva il quartiere da ragazzo?
Ricordo bene che c’era tanta vitalità e voglia di crescere. Che si respirava aria di partecipazione e di compartecipazione. Ci sentivamo parte attiva e integrante della città. Ricordo che il quartiere limitrofo del Vasto era addirittura sentito e definito zona residenziale. Abitare al Vasto significava abitare in una ‘zona più da ricchi’, quella in cui risiedevano molti professionisti.
Ecco, il Vasto. Come è diventato?
E’ sotto gli occhi di tutti. Se si passa dal Vasto, oggi, ci si trova davanti soltanto degrado, desolazione, immondizia, sporcizia, gente che vive di espedienti e molto spesso di attività illecite. Il Governo centrale e di conseguenza l’amministrazione locale, dovrebbero investire affinché i quartieri tornino alla  dimensione e alla vocazione di una volta.
Anche a quella commerciale?
Soprattutto a quella. Anni fa la Duchesca, Forcella, il Borgo di Sant’Antonio erano dei centri commerciali a cielo aperto. L’unico quartiere che oggi conserva un minimo di caratteristica in tal senso, è la Sanità. Ma si sta distruggendo anche la Sanità e quindi c’è bisogno di correre ai ripari in maniera immediata.
Quali interventi potrebbero essere attuati?
Tutti quelli atti al recupero. Partendo proprio dalla Sanità che da questo punto di vista potremmo definire avvantaggiata, perché ancora conserva un certo tipo di peculiarità commerciale. E di seguito si potrebbero coinvolgere gli altri quartieri di Napoli.
Parliamo del problema dell’immigrazione clandestina, che affligge in maniera particolare il Vasto. A chi attribuisce le responsabilità maggiori?
E’ chiaro che le responsabilità vadano cercate sia a livello nazionale che a livello locale. Anche se, ritengo che la deriva sia stata favorita soprattutto dall’amministrazione napoletana. Non si trova in tutte le città quello che succede nella nostra città: spropositata tolleranza che sfocia poi nell’anarchia. Il problema va riscontrato nel fatto che a Napoli, è assurdo sentire una frase del tipo: gli immigrati li accogliamo noi (rif. vicenda Aquarius e dichiarazioni del sindaco Luigi de Magistris, ndr). Li accogliamo noi, ma in che modo? Io sono del parere che gli emigranti vadano accolti, ma solo nel caso esistano le condizioni per farlo.

E quindi ritiene che a Napoli, non esistano le condizioni per l’accoglienza dei migranti?
Non esistono. Punto. In città c’è una situazione assurda. Ci sono ancora tanti napoletani che non hanno la casa, gente che vive addirittura all’interno di garage. Quindi si dovrebbe prima badare a sanare tale tipo di emergenza che riguarda i napoletani e poi parlare di accoglienza dei migranti. Anche perché a Napoli non vedo l’esistenza di strutture idonee. E quindi significherebbe accogliere delle persone in difficoltà per poi relegarle nei ghetti. Ed è quanto avviene oggi al Vasto. Dove la situazione è fuori controllo, dove alcuni immigrati clandestini, ad esempio, aggrediscono, colpendoli con delle sedie, un padre e il figlio di sedici anni, per portare via uno zaino.
Quale, secondo lei, il sentimento più diffuso tra i napoletani che vivono in quei quartieri?
Quello della rassegnazione, della sconfitta quotidiana. Quello che si prova a guardare la città invasa dai rifiuti e segnata dal degrado. La rabbia che, a fronte dell’esistenza di tali emergenze, si prova a sentir parlare di Napoli come città del turismo. E’ vero, qui i turisti vengono, ma quanti di loro ci tornano? E poi la cronaca recente ci insegna che c’è pure chi visita la nostra città per effettuare i tour nei quartieri ‘pericolosi e degradati’ o assistere dal vivo al fenomeno dell’immondizia che invade le strade.

Sullo stesso argomento: Napolislam non deve essere per forza degrado e violenza