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di Giancarlo Tommasone

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Resta in carcere Gianluca La Marca, l’imprenditore ebolitano arrestato lo scorso venerdì e condotto presso il penitenziario di Fuorni (provincia di Salerno). E’ stato, invece, trasferito presso un’altra struttura, in virtù della sua passata collaborazione con la giustizia, il 63enne ex boss della Piana del Sele, Giovanni Maiale. Domiciliari confermati, infine, per Emilio Vastarella, direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Salerno. I tre indagati sono stati destinatari di altrettante misure cautelari e sono accusati, a vario titolo, di corruzione in concorso, detenzione e porto illegale di armi da sparo clandestine, ricettazione e turbata libertà degli incanti aggravata dal metodo mafioso.

Tra lunedì e martedì scorsi si sono
svolti gli interrogatori di garanzia

La Marca  ha smentito l’esistenza di rapporti con l’ex vertice della cosca Maiale, ed ha pure affermato di non aver avuto alcun vantaggio da Emilio Vastarella. Maiale si è invece avvalso delle facoltà di non rispondere. Vastarella (residente a Villaricca) ha negato la circostanza relativa a qualsiasi condotta corruttiva. Il funzionario ha detto di non aver mai fatto favori a Gianluca La Marca e ha dichiarato che per quanto riguarda l’accordo di conciliazione del caseificio «Tre Stelle», si sarebbe svolto tutto nel rispetto della legge.

Il profilo criminale
dell’ex collaboratore
di giustizia Giovanni Maiale

Tornando nello specifico, alla personalità degli indagati, i magistrati riferendosi alla figura dell’ex collaboratore di giustizia Giovanni Maiale, hanno evidenziato «la singolarità della sua condizione in quanto, essendo stato per anni collaboratore di giustizia, egli dovrebbe avere timore a rientrare nelle zone di origine, in cui, invece, abitualmente si reca». Tale comportamento, «apparentemente imprudente – è scritto nero su bianco nell’ordinanza – si spiega solo con la consapevolezza da parte del predetto di una propria intangibilità personale in una zona che può ancora controllare, perché evidentemente tuttora influenzata e sottomessa alla sua storica “aura criminale”».

Del resto, secondo gli inquirenti, il fatto che quello di Giovanni Maiale detto Giovanniello sia ancora un nome di peso nella Piana del Sele, è pure indicato da una serie di circostanze, che riportano anche a Gianluca La Marca. Nel corso di una conversazione intercettata, l’imprenditore ebolitano commenta un episodio relativo a un furto perpetrato nell’abitazione di un familiare di Maiale.

Il furto nella casa del parente di Maiale
e la conversazione (intercettata) di La Marca

«Sono assai (si riferisce ai ladri), tu pensa che sono andati a rubare a casa (di un parente) di Giovanni ’o Maiale… ci vuole coraggio però… mannaggia santo niente… quando me lo disse Giovanni, gli dissi: ma che cazzo dici? Over’ (è vero)?».

Le motivazioni dei magistrati relative alle esigenze cautelari

Motivando la necessità degli arresti in carcere per l’ex collaboratore di giustizia, i magistrati sottolineano: «Maiale è inoltre gravato da una serie di precedenti penali, davvero impressionante: oltre a rissa, furto, rapina, ricettazione, detenzione di armi, occultamento di cadavere e innumerevoli estorsioni, egli è stato condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso, diciannove omicidi consumati e due omicidi tentati». Per questo motivo, spiega ancora il giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza, «(Maiale deve andare in carcere poiché) non può essere arginato con gli arresti domiciliari, che non consentirebbero di recidere il legame tra l’indagato e il territorio in cui ha per anni spadroneggiato e in cui continua a far valere il suo carisma criminale».

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