In copertina 'Pagliaccio triste' di Raphael Battoia

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La prima parte del racconto: Tommy, il clown che non riusciva a smettere… di sorridere

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Il sorriso di Tommy

di Giancarlo Tommasone

Ah, sì, in provincia di Campobasso. I carabinieri lo avevano fatto camminare con le braccia aperte che sembrava un gabbiano, ma era caduto appena dopo due metri. Sì, adesso era diverso. Fece per strapparsi dal collo la cravatta ma era più stretta di prima.

Afferrò disperato la bottiglia con l’acetone che stava sulla scrivania e la gettò a terra con rabbia, vicino al letto

Si era svuotata quasi del tutto, la recuperò e versò quello che rimaneva sui dischetti struccanti. Il bruciore fu immediato, ma continuò con più foga, prima sulla fronte e le palpebre, poi attaccò le labbra e il contorno grottesco e rosso, esagerato, una stampa sulla faccia. Il volto era in fiamme. Cominciò a piangere e a tossire ma non riusciva a fermarsi e nel frattempo non succedeva un cazzo. Erano sempre lì, come tatuaggi, il bianco dell’ovale, il verde intorno agli occhi, le lacrime nere e quel sorriso fottuto. Non riusciva a vedere niente e andò a memoria, arrivò ai pensili e tastò all’interno.

Trovò la latta con l’acquaragia. La prese e cominciò
a versare il liquido direttamente sulla faccia

Si ricordò di una sera di luglio, il cielo entrava nel finestrino lato passeggero di una Renault Cinque. Alla guida Nadia la ballerina, agganciata dietro la roulotte in cui lei e Tommy avevano trascorso insieme quasi dieci anni. Sono vecchia, disse Nadia. Questa è l’ultima tappa, dopo che abbiamo finito mi fermo, continuò. Tommy faceva ballare i fiammiferi dentro la scatola e pensò che la bellezza dei fiammiferi sta pure nel fatto che ne basta uno soltanto per fare rumore in un contenitore di cartone, per portare il tempo, pensò a quanti ne avesse accesi, pensò a tutti i giorni, migliaia e migliaia di piccoli pezzi di legno uno dietro l’altro a tracciare il percorso di una vita.

Ma ora si ritrovò davanti allo specchio con la faccia in fiamme e il nodo della cravatta che premeva sempre di più contro la laringe. Non riusciva quasi a respirare, però l’unica cosa a cui badava era staccarsi dalla faccia quel sorriso del cazzo. L’acquaragia aggiunta all’acetone cominciava a fare il suo effetto, sul volto pian piano si aprirono piccolo ferite, ironia della sorte, due segni come parentesi tonde proprio ai lati della bocca, dove aveva strofinato più forte. La latta di acquaragia gli cadde di mano, ma prima il contenuto riuscì a impregnare buona parte del buffo vestito colorato. Si sentiva come Polifemo dopo essere stato accecato da Ulisse e pensò a quel vecchio sceneggiato televisivo con Irene Papas; lo aveva seguito insieme a Geremia il nano, l’unico che riusciva a portarsi dietro un televisore fosse stato pure in capo al mondo.

Pensò al fatto che Irene Papas
somigliasse a Nadia la ballerina

Pensò ai fiammiferi e alla storia del cecchino. Si tastò nelle tasche, trovò le sigarette, la scatola con gli zolfanelli: ne prese uno. Il nodo della cravatta non gli dava tregua. Fece scorrere il fiammifero sulla minerva e la fiamma danzò fino ad arrivare alla sigaretta. Tirò una boccata ma poi le labbra tremarono e la tosse arrivò più forte, la sigaretta cadde a terra. Ne afferrò subito un’altra e mentre la accendeva con lo stesso fiammifero di prima gli passò per un istante in mente la leggenda del cecchino: una soltanto, se ne accende una soltanto. Non stette ad ascoltare, il fumo gli diede un po’ di pace, adesso anche il nodo della cravatta sembrava più largo e la faccia bruciava di meno. Si rimise disteso a fumare sul letto a braccia larghe; fece due o tre boccate ancora, poi il sonno lo prese. La sigaretta cadde sul pavimento di laminato e una lunga scia di fuoco avvolse la stanza. La fiamma mangiò e risputò tutto il solvente rovesciato per terra. Poi toccò al letto e al corpo di Tommy. Edda e Matteo e i cavalli, la tigre zoppa e gli elefanti e tutti quei cazzo di animali cominciarono a fare rumore quando lo scoppio dell’accumulatore a gasolio scalfì la notte. Geremia il Nano e il domatore della tigre zoppa entrarono per primi nella roulotte in fiamme, riuscirono a portare fuori Tommy. Il corpo era devastato dal fuoco, la faccia era un po’ annerita ma integra. Ai lati della bocca l’incendio e l’acquaragia avevano fissato per sempre due parentesi tonde, un sorriso da clown.

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