“Individuate il vostro traguardo e seguitelo, anche in Germania se volete. L’importante e’ che abbiate delle basi solide”. Questo il consiglio dato dal presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ai giovani campani che si preparano a un’esperienza lavorativa e di vita in Germania. Il capo di stato li ha incontrati al Goethe Institute di Napoli insieme ai loro predecessori, un gruppo di italiani che ha lavorato in Germania nel passato e che oggi ricordano bene quegli anni. “Andai in Germania a 11 anni – racconta Giovanni Benatti, 71nne di Boscoreale – e ci sono rimasto 14 anni. Mio padre ci fece studiare la lingua e poi mi iscrissi a un corso professionale per elettricista installatore, vivevamo in Assia, vicino Francoforte. Ho lavorato subito, nelle fonderie e poi per una ditta che costruiva impianti di depurazione delle acque, sono stati anni impegnativi ma molto importanti, ho fatto esperienze importanti che mi sono servite peer lavorare anche quando sono tornato in Italia”.

Ma ci sono stati anche momenti difficili: “Alla porta di alcuni bar e ristoranti – ricorda – c’era un cartello “ingresso vietato agli italiani”. Io avevo molti amici operai e mi dicevano di non farci caso, che si trattava di stupidi. Poi dopo qualche tempo quei cartelli sparirono”. Giovanni ha apprezzato i consigli del presidente tedesco ai giovani: “Ognuno deve fare le sue esperienze – dice – quando ero bambino scelse mio padre ma fu una scelta positiva per tutta la mia vita. E poi se un ragazzo non trova lavoro, meglio vivere in Germania che morire in Italia. I miei figli? Sono in Italia, una fa la psicologa a Potenza e due lavorano a Como”.

 

La mancanza di lavoro spinse anche Gennaro Cocozza, napoletano, a partire per la Germania nel 1969: “Dopo il servizio militare – racconta – il proprietario dell’officina dove lavoravo disse che aveva preso i figli a lavorare. Facevo il saldatore, al collocamento non c’era mai un posto per me, e alla fine mi dissero che in Germania avrei lavorato. Partii con una valigia di cartone e un cappotto che mi regalo’ un amico, molto alto, mi arrivava ai piedi, ma era gennaio e mi fu utile”. Cocozza scopri’ un mondo nuovo e si fece apprezzare: “Andai a Damrstad – racconta – in viaggio ricordo che rimasi colpito dalle ragazze tedesche in minigonna, avevo 22 anni. Sul lavoro mi sono trovato benissimo, guadagnavo molto, lavoravo spesso anche il sabato e la domenica. I tedeschi? Qualcuno era distante ma la maggior parte erano accoglienti. Dopo qualche anno mi raggiunse mia madre che aveva problemi polmonari, la portai da un medico e mi dissero che non si poteva fare niente. Non le dissi la verita’, rimase un mese con me, andammo anche al cinema a vedere Via col Vento. Poi tornai anche io, ma furono anni belli quelli in Germania”.