Antonio Bruno e Pasquale Cirillo

In primo grado condannato a 20 anni anche il boss Salvatore Belforte.

Condanne confermate in appello per gli esponenti del clan Belforte di Marcianise (Caserta) Pasquale Cirillo, 48 anni e Antonio Bruno, 62 anni, accusati dell’omicidio di Vittorio Rega, geometra ucciso per errore, nel 1996: viaggiava a bordo di una vettura uguale a quella del vero obiettivo dei due killer.

Per Cirillo la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha confermato i 30 anni del primo grado; venti anni la condanna confermata per Bruno. In primo grado è stato condannato a 20 anni anche il boss Salvatore Belforte (non ha fatto ricorso in Appello), che nel periodo in cui era collaboratore di giustizia – status poi revocato – ha confessato di aver ordinato il delitto nel corso del quale Rega fu ucciso per sbaglio.

Vittorio Rega

Il geometra fu una vittima innocente della sanguinosa faida che ha contrapposto per anni i due clan camorristici di Marcianise, i Belforte, noti come “Mazzacane”, e i Piccolo, soprannominati “Quaqquarone”; una faida che portò la prefettura di Caserta a ordinare un vero coprifuoco, ordinando a bar e locali pubblici di chiudere. Rega fu trovato agonizzante il 30 luglio 1996 nelle campagne di Maddaloni, ma riuscì comunque a riferire l’accaduto agli agenti della Polizia di Stato; per anni però i responsabili dell’omicidio sono rimasti ignoti.

La svolta c’è stata nel marzo 2018, quando la Squadra Mobile di Caserta, con il coordinamento della Dda di Napoli, ha chiuso l’indagine sul delitto notificando le ordinanze di custodia cautelare ai due presunti sicari, gli affiliati storici Cirillo e Bruno, da anni detenuti. Dall’inchiesta è emerso che il vero obiettivo dei killer era Giovanbattista Tartaglione, storico affiliato al clan Piccolo. Tartaglione comunque morì; fu trovato infatti carbonizzato nelle campagne di Caivano (Napoli), in una Fiat Punto, due mesi dopo l’assassinio di Vittorio Rega. Cirillo e Bruno sono stati difesi dagli avvocati Franco Liguori e Alessandro Barbieri.