Il capo ultrà Gennaro De Tommaso, detto Genny 'a carogna
L'ex capo ultrà Gennaro De Tommaso, detto Genny 'a carogna

Quando l’ex ultras fu convocato da Antonio Lo Russo  

Risale alla scorsa primavera la decisione da parte di Gennaro De Tommaso, alias Genny ’a carogna, per anni trafficante di droga (secondo gli inquirenti) e capo del gruppo ultras Mastiffs (che prende posto nella Curva A dello stadio San Paolo), di collaborare con la giustizia. Il verbale con le sue ultime dichiarazioni è stato depositato presso la cancelleria della IV Sezione di Appello del Tribunale di Napoli, dove si sta celebrando il processo che vede alla sbarra, anche l’ex narcos. Alla fine del 2018, De Tommaso è stato condannato (in primo grado) a 18 anni di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti. A influire sulla decisione di pentirsi, inevitabilmente, la prospettiva della lunga pena da scontare in carcere, circostanza che lo porterebbe lontano dal figlio piccolo, che crescerebbe senza un padre. Ma tornando alle dichiarazioni di De Tommaso (raccolte dal pm Francesco De Falco, del pool anticamorra), vertono anche sui rapporti che l’ex narcos dice di aver avuto con tesserati e, addirittura vertici del Calcio Napoli. Genny racconta un episodio che vede protagonista Ezequiel Ivan Lavezzi, meglio conosciuto come Pocho. L’attaccante (allora in forza al Napoli) sarebbe stato intercettato da De Tommaso, mentre in compagnia del portiere argentino Nicolàs Navarro, si trovava in una discoteca di Agnano, dove circolava droga. La cosa non piacque per niente all’ex narcos, perché da tifoso azzurro, ha spiegato al pm, non vedeva «di buon occhio il fatto che i calciatori frequentassero un posto come quello, dove giravano droghe». Per tale motivo fa una ramanzina sia a Lavezzi che a Navarro. In seguito alla sua azione, De Tommaso dice di essere stato convocato da Antonio Lo Russo (poi passato a collaborare con la giustizia), «che – rendiconta De Tommaso – era molto amico di Lavezzi. Lo Russo mi minacciò, dicendomi di lasciar stare il calciatore». Genny dichiara che poi ci fu un chiarimento con il Pocho. Avvenne presso il centro sportivo di Castel Volturno, dove il pentito, afferma, riuscì a incontrare il giocatore anche grazie all’allora ds azzurro Pier Paolo Marino.

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ordinò: il mio gruppo ultras in Curva A

Quella ramanzina, avrebbe detto De Tommaso al calciatore, era stata fatta per il suo bene. Relativamente ai rapporti fra Antonio Lo Russo e Lavezzi, va detto che a confermarli è anche lo stesso calciatore argentino, che disse di aver conosciuto il figlio dell’ex boss dei Capitoni di Miano, come capotifoso. Sarebbe stato il Pocho, ha dichiarato ancora De Tommaso, a far accedere a bordo campo Antonio Lo Russo, durante il match Napoli-Parma del 10 aprile 2010. Il clan di Miano è tirato in ballo dal pentito del centro storico di Napoli, anche relativamente a un altro episodio. Genny, infatti, parla anche di un incontro che sarebbe avvenuto tra lui, un altro capotifoso (deceduto alcuni anni fa), il dirigente della Ssc Napoli, Alessandro Formisano, e il presidente Aurelio De Laurentiis. Nel corso dell’incontro, dice sempre De Tommaso, fu riferito «loro (a Formisano e De Laurentiis) quanto mi era stato chiesto da due esponenti del clan Lo Russo di Miano (…) Dicemmo che ci avevano mandato a chiamare dei nostri amici ai quali non potevamo dire di no. Ma non facemmo nomi ». Quale sarebbe stata la richiesta?

Le presunte pressioni
del clan Lo Russo
sull’affidamento del settore
giovanile del Napoli
all’ex calciatore Grava

«L’ex calciatore Gianluca Grava doveva interessarsi del settore giovanile (incarico che Grava ricopre ancora oggi)», spiega Genny. Ma in che modo, Gennaro De Tommaso, avrebbe conosciuto il presidente del Napoli? Secondo quanto il pentito fa mettere a verbale, il patron azzurro, dopo essere rimasto colpito da una coreografia della Curva B che rappresentava il Vesuvio, avrebbe voluto «finanziarci a questo scopo. Ma noi rifiutammo ribattendo che volevamo solo che il Napoli vincesse».

Le dichiarazioni di Genny
‘a carogna dovranno
essere supportate dai necessari
riscontri degli inquirenti

Va detto e ribadito, che queste sono le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, rispetto alla fondatezza e attendibilità delle quali, si cercano riscontri. E va detto e ribadito, che sia Formisano che De Laurentiis, come tutta la Ssc Napoli sono molto impegnati costantemente in iniziative sulla legalità.

Dalla balaustra
dello stadio
Olimpico
di Roma
al tribunale

Ma tornando al personaggio Gennaro De Tommaso, la ribalta internazionale l’ha avuta il 3 maggio del 2014, poco prima dell’inizio della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. La gara era stata funestata dai colpi di arma da fuoco esplosi dal supporter della Roma, Daniele De Santis (alias Gastone), all’indirizzo di Ciro Esposito, che poi morirà in seguito alle ferite riportate, dopo quasi due mesi di ricovero in ospedale, il 24 giugno. L’immagine di Genny che indossa la maglietta «Speziale libero», sui «cancelli» dell’Olimpico, mentre parlamenta con capitan Hamsik, per «decidere» se quella partita si giocherà o meno, fanno il giro del mondo.

Gennaro
De Tommaso
tirato in ballo
dal pentito della Sanità

Emiliano Zapata Misso

A proposito, ma cosa disse, o avrebbe detto De Tommaso, ad Hamsik? «Gli chiesi soltanto delle condizioni in cui versava Ciro Esposito», dichiara Genny al pm. Rispetto al ruolo ricoperto da Genny ’a carogna nel settore A del San Paolo, ha parlato anche il pentito Emiliano Zapata Misso, nipote dell’ex boss della Sanità poi passato a collaborare con la giustizia, Giuseppe’o Nasone (Giuseppe Misso, Missi all’anagrafe, ndr). Le dichiarazioni dell’ex ras dell’omonimo clan, sono rese in aula alla presenza del pm Ardituro e del presidente Albanesi, il 18 ottobre del 2010, nell’ambito del processo «Buonanno ed altri per i disordini di Pianura».

Curva A, la mappa
dell’infiltrazione
delle cosche
nel tifo organizzato

Ardituro e Albanesi chiedono a Misso di spiegare che tipo di rapporti esistano tra certi ambienti della tifoseria organizzata nelle curve del San Paolo, e la camorra; l’attenzione si focalizza soprattutto sulla Curva A e su chi gestiva, le attività dei gruppi ultras? «Il gruppo del Rione Sanità – risponde Misso – è guidato da Gianluca De Marino, fratello di Ciro De Marino, componente del gruppo di fuoco del clan Misso. Nel gruppo dei Mastiffs il capo ultras è Gennaro De Tommaso, detto Genny ’a carogna, che è il figlio di ‘Ciccione’ De Tommaso (Ciro, ndr) che è nostro affiliato e che è stato pure condannato con noi. In Curva B c’è tale Massimo il bandito (Massimiliano Amato, arrestato nel 2012 per traffico di droga, ndr), capo ultras dei Fedayn, che stanno in Curva B; nel gruppo della Masseria Cardone ci sono Ettore Bosti detto ’o russ’, figlio di Patrizio Bosti; poi c’è il figlio di Renato Esposito, ammazzato in piazza Trieste e Trento, detto ‘o nennillo; poi, il figlio di Tonino Capuano (esponente della malavita di Forcella e braccio destro di Luigi Giuliano, ndr)».