Corruzione a Napoli Est, ecco le intercettazioni che svelano i presunti rapporti tra il sostituto commissario di Ponticelli e l’imprenditore vicino al clan De Micco: «Se mi metto in mezzo combiniamo un bordello esagerato»

di Luigi Nicolosi

Il milione di euro prestato dall’imprenditore in odore di camorra andava recuperato senza smuovere troppo le acque. Di quel denaro, consegnato per l’acquisto di una maxi-partita di carburante di contrabbando, si era persa ogni traccia e il manager Salvatore Abbate, uomo vicino al clan De Micco di Napoli Est, scalpitava per riavere il maltolto. Per questo motivo aveva deciso di rivolgersi all’amico-confidente Vittorio Porcini, esperto e stimato sostituto commissario in servizio nel commissariato di Ponticelli, il quale gli avrebbe fornito una serie di indicazioni utili sul da farsi: «Se noi scriviamo, dicono, scusate ma da dove sono usciti… ah, fanno la benzina, va bene, il magistrato che si legge le carte e quando di molla più?».

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Agli atti dell’inchiesta che pochi giorni fa ha svelato il giro di tangenti che avrebbe avvelenato gli appalti della partecipata regionale Sma Campania c’è anche il filone collaterale che ha fatto luce su un presunto sistema corruttivo instauratosi nella periferia est di Napoli: protagonisti dell’affare, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria, alcuni pregiudicati di vecchio corso vicini al clan dei “Bodo” e tre poliziotti infedeli, tra i quali spicca il nome del sostituto commissario Porcini, adesso ristretto ai domiciliari. A carico di quest’ultimo c’è un’imponente mole di intercettazioni ambientali. Conversazioni in cui il suo nome viene tirato in ballo de relato, ma altrettante in cui è la sua stessa voce a essere stata registrata.

Emblematici appaiono in tal senso i colloqui captati tra il 23 e il 24 luglio del 2018: «Che Vittorio Porcini – scrivono i pm della Dda – fosse intervenuto nell’interesse di Abbate emergeva con certezza da due conversazioni ambientali. Mentre l’auto era ferma nei pressi di via Moltino dei Cordari, dove risultano ubicati gli uffici della società di Salvatore Abbate, veniva registrato il colloqui all’esterno della Fiat “Panda”, tra Porcini, Abbate e Salvatore Telesco, genero di Abbate. Nel corso del dialogo emergeva l’interessamento di Porcini circa il recupero del milione di euro corrisposto da Abbate a Telesco e da questi ad Antonio Di Dato e Vittorio Eposito per l’acquisto di una quantità di combustibile di contrabbando. L’intervento chiesto da Abbate a Porcini, prima sotto forma di consiglio e in seguito come mediatore nella trattativa di recupero lasciava intendere che il carburante non era stato consegnato a Telesco, né gli era stata restituita l’ingente somma di denaro. La vicenda non veniva tuttavia resa nota a Porcini in tutte le sue losche sfaccettature».

Incalzato dalle pressioni dei suoi interlocutori, il sostituto commissario avrebbe quindi spiegato che «se lui doveva intervenire in qualità di poliziotto, sarebbe stato ovviamente costretto a redigere apposita relazione con la conseguente comunicazione all’autorità giudiziaria, che avrebbe scaturito, con ogni probabilità, una serie di controlli sulla provenienza del milione di euro e sulle attività imprenditoriali di Abbate e del genero Telesco, per cui preferiva operare non ufficialmente», è il ragionamento che i pm della Dda hanno messo nero su bianco nel provvedimento cautelare eseguito pochi giorni fa. Sfogliando le intercettazioni riportate in ordinanza si scopre infatti che il detective Porcini avrebbe affermato: «Se intervengo io si scrive fino in fondo? Hai capito? Non posso nascondere, dire e non dire… Comunque questi soldi devono tornare indietro… ma se noi scriviamo, dicono, scusate ma da dove sono usciti… ah, fanno la benzina, va bene, il magistrato si legge le carte e quando ti molla più?». Poco dopo il sostituto commissario ribadisce in questi termini il concetto: «Ora l’unica cosa peggio, li puoi recuperare con tranquillità, senza bordello… Totore, io se mi metto in mezzo combiniamo un bordello esagerato, no, poi sai chi ne paga le conseguenze… le paga il suocero tuo (Abbate, ndr)… si incollano come le zecche».

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