Le analisi sui pedali, l’impronta 33 e la scarpa spingono l’inchiesta verso Sempio. Per Stasi prende corpo la strada della revisione.
Il Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi potrebbe non esserci mai stato. Due contro-analisi sul materiale biologico prelevato dalla bici hanno dato esito totalmente negativo. E quei risultati, secondo la Procura di Pavia, non comparvero negli atti né entrarono nei processi che portarono alla condanna definitiva dell’allora fidanzato della vittima. È da qui che il caso Garlasco ricomincia.
I pedali che possono riscrivere il processo
La Cassazione aveva ricordato che proprio sui pedali era stata rinvenuta una «copiosa quantità di Dna di Chiara Poggi». Oggi i consulenti della Procura confermano invece l’esistenza di due corse elettroforetiche successive completamente negative.
Il ribaltamento pesa perché riguarda una prova che per anni ha accompagnato il procedimento contro Stasi. E arriva mentre Stylo24 segue le nuove piste investigative sul caso Garlasco, comprese le tracce raccolte attorno ad Andrea Sempio.
Sempio verso la richiesta di rinvio a giudizio
Proprio a Sempio è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini. L’accusa resta quella di omicidio aggravato da crudeltà e da motivi che la Procura riconduce «all’odio» verso Chiara «a seguito del rifiuto dell’approccio sessuale».
Per i magistrati, Sempio era nella villetta. A sostegno dell’ipotesi vengono messi in fila diversi riscontri, a partire da una traccia rimasta per anni dentro il fascicolo senza trovare una lettura definitiva.
L’impronta 33 e quel liquido sul muro
È l’impronta 33, lasciata sulla parete delle scale che conducono alla cantina. Le nuove valutazioni la attribuiscono a Sempio e aggiungono un particolare: almeno una parte del materiale depositato sul muro era un liquido.
La Procura non esclude quindi che chi lasciò quella traccia avesse le mani sporche di sangue. L’impronta era già comparsa nelle precedenti ricostruzioni di Stylo24 sulla posizione di Andrea Sempio, ma ora acquista un peso diverso dentro la nuova ricostruzione accusatoria.
La scarpa e la misura del piede
Sul pavimento della villetta venne repertata anche una traccia di scarpa. Gli accertamenti affidati a Giampaolo Iuliano e Nicola Caprioli indicano una possibile compatibilità fisica con il piede di Sempio.
L’indagato sostiene di calzare il 44. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo osserva però che un aumento di peso può modificare negli anni larghezza e volume del piede. La misura di oggi, dunque, non può essere trasferita automaticamente a quella dell’epoca.
Chiara sarebbe sopravvissuta all’aggressione
Cattaneo ha riesaminato anche le lesioni della vittima. Secondo la consulenza, la morte non sarebbe stata immediata: alcune ferite sarebbero state inferte almeno 15-30 minuti prima del decesso e non viene esclusa una sopravvivenza più lunga, fino a un’ora.
La Procura ricostruisce una prima colluttazione, i colpi con un corpo contundente, il trascinamento verso la cantina e una nuova aggressione. Sul cranio e sul volto di Chiara sarebbero state individuate almeno dodici lesioni.
Per Stasi si apre la porta della revisione
Mentre l’inchiesta su Sempio si avvicina alle decisioni della Procura, la posizione di Alberto Stasi prende un’altra direzione. I suoi difensori Giada Bocellari e Antonio De Rensis puntano alla revisione della condanna e ritengono che l’esito negativo delle analisi sui pedali fosse già sufficiente a cambiare la storia processuale.
Ora chiedono di «accertare tutte le responsabilità, perché quanto accaduto a Stasi non possa e non debba mai più ripetersi».
I 21 indizi raccolti contro Sempio
La difesa guarda anche ai 21 indizi che gli inquirenti hanno raccolto contro Sempio. Se la nuova ricostruzione dovesse reggere l’ipotesi di un solo autore del delitto, la condanna di Stasi finirebbe inevitabilmente sotto una luce diversa.
La Procura generale di Milano viene tenuta informata degli sviluppi. Toccherà eventualmente a quell’ufficio valutare le iniziative da assumere davanti a una sentenza ormai definitiva.
Quei test mai finiti nel fascicolo
È qui che il caso si fa ancora più delicato. La Procura di Pavia sostiene che delle due analisi negative sui pedali non vi sia traccia negli atti del procedimento contro Stasi. Gli accertamenti più recenti avrebbero invece confermato che quei tracciati esistevano.
L’ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano respinge ogni sospetto: «Ho la certezza granitica di poter escludere qualsiasi manipolazione, qualsiasi depistaggio, qualsiasi accantonamento di atti che non era e non è nel nostro costume».
Garofano ricorda che gli esami furono eseguiti nel contraddittorio con i consulenti delle parti e insiste: «Escludo categoricamente che da parte dei miei collaboratori che hanno fatto le analisi ci possa essere stata qualche irregolarità».
La famiglia Poggi non cambia idea
La famiglia di Chiara continua invece a respingere l’ipotesi di un colpevole alternativo. I legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna sostengono che non siano emersi fatti realmente nuovi e auspicano che la Corte d’Appello possa chiudere la vicenda.
La distanza fra le due letture non potrebbe essere più ampia. C’è una condanna definitiva, ma c’è anche un’indagine che rimette mano a prove decisive di quel processo. E mentre gli uffici giudiziari restano il riferimento istituzionale per le garanzie del procedimento penale, a Garlasco si torna alla domanda che da anni non smette di inseguire questa storia: che cosa accadde davvero nella villetta di via Pascoli?

















