Osman Sillah

Partito dal suo Paese, il Gambia, era riuscito a completare un duro addestramento in Libia durato due mesi, insieme con altri aspiranti terroristi, e con il nome di battaglia di “Abou Lukman” si preparava a colpire in Europa. Era costantemente tenuto sotto controllo Sillah Osman, 34 anni, fermato mercoledi’ scorso a Napoli da Polizia e Carabinieri che l’avevano convocato per l’identificazione sfruttando una sua richiesta di protezione internazionale. Sillah, in possesso di permesso di soggiorno provvisorio con scadenza nel 2019, aveva fatto richiesta di ammissione a un progetto Sprar: e’ stato individuato e bloccato al termine di indagini coordinate dalla Procura di Napoli grazie anche alla collaborazione dell’Aise, l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna.

Alagie Touray e Sillah Osman

Determinante e’ stato il contributo di un altro gambiano di sua conoscenza, Alagie Touray, preso lo scorso 20 aprile davanti alla moschea di Licola (Napoli). Un soldato del sedicente Stato Islamico gia’ “attivato”, Touray, che si sarebbe dovuto lanciare sulla folla con un’auto. Ai “crociati” (cosi’, nel numero 130 della rivista Al Nabah dell’Isis, vengono definiti gli investigatori italiani che hanno arrestato Touray) ha fornito importantissime informazioni tali da individuare Sillah, come la sua predilezione per i calzoncini corti, la forte divaricazione degli incisivi, la passione per la musica reggae e il modo di camminare.

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Malgrado non fosse stato “attivato” e’ stata la sua “instabilita’ psicologica” a spingere gli inquirenti della Procura di Napoli ad agire il piu’ velocemente possibile, con un provvedimento di fermo eseguito mercoledi’ scorso a Napoli e gia’ convalidato dal gip. Preoccupazione ha destato un episodio che lo ha visto protagonista, nei giorni precedenti all’arresto, quando si e’ aggregato a una processione religiosa, in una localita’ pugliese, seguito dai poliziotti e dai carabinieri che hanno temuto il peggio. Per fortuna l’allarme e’ rientrato. Nel Cara di Lecce, dove alloggiava, gli investigatori sono anche riusciti a installare una videocamera che lo ha registrato mentre simula un attentato, mimando l’uso di un mitra.

Altra conferma gli inquirenti l’hanno ricevuta quando, in una conversazione con la moglie, che e’ in Gambia, si e’ definito un soldato di Dio che eseguiva il volere di Allah, del quale sentiva la voce. “Non stava preparando attentati nel nostro Paese ma e’ emerso un progetto importante che, verosimilmente, doveva essere eseguito in Europa”, ha detto il generale Pasquale Angelosanto, comandante del Ros, a margine di un incontro in Procura cui ha preso parte anche il direttore della Direzione Centrale di Prevenzione della Polizia, Lamberto Giannini.

Le indagini hanno consentito di ricostruire tutto il percorso compiuto da Sillah e da Touray, da quando, cooptati da un imam in Gambia sono partiti, insieme con altre 14-15 persone, per la Libia, per l’addestramento durato con soggetti di altre nazionalita’, un’ottantina in tutto. Li’, anche durante gli attacchi delle forze anti Isis, ha completato il suo percorso e imparato a non sentire fame, sete, paura, ad usare armi e costruire ordigni. Per il procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, l’arresto di Sillah e’ frutto di “un’indagine senza precedenti”. A breve, gli inquirenti italiani si metteranno in contatto con i colleghi di Francia, Spagna e Germania, cui trasferiranno le informazioni finora acquisite.