Una foto delle condizioni in cui versa la Galleria Principe di Napoli (nel riquadro Luigi de Magistris e Alessandra Clemente)

di Giancarlo Tommasone

Sulla carta dovrebbe essere un centro commerciale e di aggregazione sociale, ma a guardarla, la Galleria Principe di Napoli, assomiglia piuttosto a un set cinematografico vuoto, che proietta lo spettatore nei primi decenni del secolo scorso. Restituita alla cittadinanza e ai turisti (in effetti sarebbe pure meta di visitatori) qualche settimana fa, si presenta come uno spazio «incerottato».

La galleria «incerottata»
Il project financing
del consorzio Leukos

La messa in sicurezza, attraverso una sorta di «calza» (reti di protezione) è stata effettuata su disposizione di Palazzo San Giacomo e coordinata dall’assessorato ai Giovani e al Patrimonio, guidato da Alessandra Clemente. Per il rilancio della galleria c’è un project financing del consorzio Leukos, presentato al Comune lo scorso 4 febbraio. Ma al momento è tutto bloccato. Il primo ad occuparsi della questione è stato il «Corriere del Mezzogiorno», che ha rilevato appunto il progetto depositato da Leukos all’attenzione del sindaco Luigi de Magistris e del vice, Enrico Panini. Otto milioni di investimento proveniente dai privati per rilanciare lo spazio, sul modello della Galleria Sordi, a Roma. In onore del Principe De Curtis, simbolo dell’anima napoletana, si vorrebbe chiamare il «complesso», Galleria Totò.

Il consorzio Leukos (in partnership con Gesco, Coldwell, Banker Commercial, Sonae Sierra) si prefigge di rilanciare gli spazi, con la creazione di un centro commerciale che sia anche e soprattutto di aggregazione sociale e culturale (con un «museo» dedicato a Totò). E di recupero, per un’area che da anni risulta praticamente abbandonata. L’idea, però, langue da mesi al Comune, e non per colpa della burocrazia.

Il «no ai privati»
da parte
del Comune di Napoli

Secondo quanto risulta a Stylo24, il progetto di Leukos sarebbe addirittura «ostacolato» dall’assessore Alessandra Clemente, nonostante l’ok del sindaco de Magistris e di altri pezzi della squadra arancione. Quando Clemente ha annunciato la riapertura (con la «calza») della Galleria Principe, ha parlato anche di dieci milioni di euro da utilizzare per effettuare il rilancio. Da dove si intende attingere? Dalle risorse europee, denaro per la rinascita del centro storico partenopeo, circa 100 milioni in totale. C’è molto scetticismo intorno al percorso che vorrebbe seguire il Comune, i fondi non sarebbero addirittura disponibili. Anche perché si rischia di perderli.

I fondi europei
per il rilancio
del centro storico
partenopeo

Fino ad ora, infatti di quei cento milioni, è stato utilizzato soltanto il 15%, e se non verranno messi a frutto, saranno da restituire con le relative penali da pagare. Ma perché l’assessore Clemente, non è propensa ad affidare il rilancio al consorzio Leukos, cosa che, tra l’altro, per un Comune in predissesto come è quello di Napoli, sarebbe una iniziativa da tenere in massimo conto?

Fino ad ora
è stata snobbata
l’offerta di Leukos
che mette sul piatto
otto milioni di euro

E’ vero, come si dice, che tratta di mere questioni «ideologiche» e di chiusura nei confronti dei privati? O c’è qualche altro motivo? Aspettando, con poche speranze, una risposta da parte dell’assessore ai Giovani e al Patrimonio (a cui abbiamo mandato il solito messaggio, per raccoglierne l’intervento), c’è da rilevare pure una sorta di confusione, da parte di Alessandra Clemente, riguardo ai fondi da utilizzare e all’azione del Comune.

Confusione, evidenziata tra l’altro, da un recente post sul restyling dello stadio San Paolo, attraverso il quale l’assessore ha attribuito la ristrutturazione dell’impianto di Fuorigrotta, all’operato del sindaco de Magistris, quando tutti sanno che quei soldi sono i fondi delle Universiadi, di gestione regionale. Ma nel frattempo, cosa ha fatto il Comune e nel caso specifico l’assessore Clemente per la rinascita della Galleria Principe? A ben guardare solo azione di messa in sicurezza, per il resto, nulla.

La galleria diventa
ricovero per senzatetto
Nessuna attività di rilancio

Come testimoniano le foto che abbiamo scattato questa mattina, lo spazio è abitato da persone senza fissa dimora, che utilizzano le nicchie della galleria, come «armadietto» per i loro «bagagli». L’unico negozio in attività sembra essere, ma anche su questo nutriamo molti dubbi, un ufficio per l’affitto di biciclette da utilizzare per muoversi in città durante giri turistici. Solo che, continuando a stare così le cose, i cittadini e i turisti dovrebbero tenersi lontano dalla riaperta galleria ancora per molto tempo. E tornando agli investimenti, c’è il rischio di perdere i cosiddetti «Filippo e il panaro».