Nel riquadro, Rosario Giugliano detto 'o minorenne

IL PICCIOTTO CONTESO I retroscena dell’inchiesta sul clan di Poggiomarino guidato da ’o minorenne. Il collaboratore di giustizia: la decisione presa durante un summit nella masseria di Carmine Alfieri

La maxioperazione che ha portato all’arresto di 26 persone, ritenute legate al clan capeggiato da Rosario Giugliano, alias ’o minorenne (ritenuto storico sicario del clan Galasso), è scattata lo scorso 19 aprile, abbattendosi come un maglio su una delle due fazioni criminali attive a Poggiomarino. Quella appunto guidata dal 60enne, che si trova ad opporsi alla compagine che vede al vertice Antonio Giugliano (solo omonimo di Rosario) e imposta sul territorio dai Fabbrocino.

Nella corposa ordinanza a firma del gip del Tribunale di Napoli, Claudio Marcopido, emerge come Rosario Giugliano, all’inizio della sua carriera criminale fosse stato conteso da due boss, che volevano entrambi averlo nel proprio gruppo. Alla fine la spuntò Pasquale Galasso (ex braccio destro di Alfieri, e dal 1993 passato a collaborare con la giustizia). A rendere dichiarazioni circa il summit durante il quale fu presa la decisione, è stato il collaboratore di giustizia Mario Pepe (originario di Pagani, nel Salernitano).

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Il 21 gennaio del 1993, fa mettere a verbale: «Conosco Rosario Giugliano che è un altro killer del gruppo Galasso ed era un giovane che Pasquale Galasso ha voluto a tutti i costi con lui». Il racconto del pentito continua: «Tale Rosario, infatti è compariello di Angelo Visciano (deceduto, ndr) e si frequentava con quest’ultimo. Tra Galasso e Visciano, a causa di Rosario, vi è stato un vero e proprio chiarimento, in quanto Pasquale Galasso rimproverò a Visciano che Giugliano seppur suo compariello, comunque, risiedeva a Poggiomarino, per cui o stava con il gruppo di Poggiomarino, cioè con i Galasso, oppure avrebbe dovuto cambiare residenza e trasferirsi a Boscoreale (paese in cui era attivo il gruppo capeggiato da Visciano)».

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A questo punto, sottolinea Pepe, Visciano intuì che non era il caso di litigare con Galasso, per cui «gli disse che Rosario, essendo residente a Poggiomarino, era un uomo di Pasquale Galasso». La discussione fu molto tesa, rendiconta Pepe, e fu necessario anche un intervento di Carmine Alfieri (la riunione si tenne presso la masseria del capo della Nuova famiglia, anche lui poi passato a collaborare con la giustizia).

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«Angelo Visciano, inizialmente ribatteva dicendo quali erano i motivi per i quali non poteva stare con lui un suo compariello, anche se risiedeva a Poggiomarino. Quando poi notò Pasquale Galasso adirarsi, e anche a seguito dell’intervento deciso di Alfieri, Visciano capì che era il caso di lasciare perdere e sentii proprio io dire che ’o minorenne, da quel momento, era un uomo di Pasquale Galasso», afferma Pepe.

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