di Giancarlo Tommasone

Dalla provincia a nord di Napoli all’Africa settentrionale e nei Paesi dell’est Europa, ecco dove finirebbero i pezzi di ricambio ricavati da auto rubate. Un giro illecito in crescita, che è stato rilevato dalle indagini delle forze dell’ordine.

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Dietro il remunerativo affare ci sarebbero gruppi legati alla camorra dell’hinterland. I carabinieri della Tenenza di Caivano sono impegnati da anni nel contrasto ai furti e alle rapine di vetture.

Attività fuorilegge che sfocia nel business dei pezzi di ricambio rivenduti al mercato parallelo e nel cosiddetto «cavallo di ritorno». Quest’ultimo è un metodo estorsivo vero e proprio. Le vetture prima vengono sottratte ai malcapitati proprietari e poi si chiede loro, un «riscatto» per restituirle.

Nel corso degli ultimi quattro mesi i militari dell’Arma hanno recuperato una settantina di vetture. Alcune erano ridotte a carcasse, altre invece sono state rinvenute in ottimo stato, segno questo, che erano state rubate poco prima. La ricerca è stata effettuata nel territorio di Caivano e in quello dei comuni limitrofi.

L’attenzione dei carabinieri si è focalizzata soprattutto nella zona compresa tra le aree incolte dei Regi Lagni, di Via Cinquevie e di Sant’Arcangelo.

E’ qui che coperte da teloni, arbusti e reti in plastica, sono state rinvenute le auto: alcune erano già state smontate, altre invece erano in perfette condizioni. Ma, a nord di Napoli, e in particolare a Caivano e nei paesi confinanti, come emerge dalle indagini dei militari, a cui collaborano anche le guardie ambientali locali, accanto a gruppi di italiani legati alla criminalità «nostrana», opererebbe anche un’organizzazione formata da persone di origine rom.

Si tratta, secondo gli inquirenti, di specialisti del furto di vetture. Il gruppo formato da diverse «squadrette» opererebbe nella stessa zona degli altri ladri e pagherebbe la «tassa» per svolgere tale tipo di attività. Una tangente che entrerebbe nelle casse della malavita locale.

Durante le ricerche, le forze dell’ordine si sono pure imbattute in scheletri di auto nascosti dalla fitta vegetazione, abbandonati lì da diversi mesi; in molti casi a quello che restava delle vetture erano state appiccate le fiamme.

Si indaga, dunque, per ricostruire nel dettaglio il giro illecito, svolto in collaborazione tra gruppi legati alla camorra e l’organizzazione gestita da rom.

Quando non vengono sottratte per l’ottenimento del «riscatto», le auto verrebbero smontate e i pezzi che se ne ricavano, destinati poi, al mercato nero. Le carcasse, quindi verrebbero bruciate.

Le direttrici del commercio fuorilegge sono due. La prima porta nell’est Europa, la seconda ai Paesi nordafricani. E’ qui infatti, che attualmente, ci sarebbe molta richiesta di pezzi di ricambio ed è qui che finirebbero, smontate con dovizia, le auto sottratte nella provincia a nord di Napoli.