mercoledì, Novembre 30, 2022
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Fuorigrotta come Kabul: raffica di colpi di pistola prima dell’omicidio eccellente

Escalation di piombo la notte di Capodanno, una stesa in via Rossetti ha preceduto l’omicidio del braccio destro del ras Iadonisi

di Luigi Nicolosi

Una micidiale escalation di piombo e terrore ha preceduto l’omicidio di Salvatore Capone, braccio destro del ras Francesco Iadonisi freddato con tre colpi di pistola la notte di Capodanno. Ebbene, non soltanto l’omicidio – come rivelato da Stylo24, era stato anticipato due giorni prima da un’incursione armata, con tanto di mitra, all’interno del rione Lauro, ma persino la notte del delitto sarebbe stata registrata un’ulteriore fibrillazione a Fuorigrotta. Una manciata di ore prima che i killer di Capone entrassero in azione, un commando ha fatto fuoco a ridosso dell’incrocio tra via Rossetti e via Leopardi, a poche decine di metri di distanza dal luogo in cui il 42enne è stato assassinato.

Che a Fuorigrotta lo scacchiere della macrocriminalità si sia definitivamente polverizzato è ormai un dato acquisito. Il banco è saltato nel marzo scorso con l’omicidio dell’anziano ras Antonio Volpe. A novembre a perdere la vita in un agguato di camorra è stato poi Andrea Merolla, nipote del ras Vitale Troncone. Il giorno prima della vigilia di Natale i killer di Malanapoli sono tornati a colpire alzando il tiro e stavolta l’obiettivo è stato proprio il boss Troncone, gravemente ferito da due colpi di pistola. La reazione non si è fatta attendere e ha preso corpo con il micidiale agguato del 31 dicembre, quando a morire sotto una pioggia di piombo è stato il pluripregiudicato Salvatore Capone.

Quest’ultimo delitto, stando ad alcuni accreditati rumors investigativi, è stato anticipato da una spregiudicata sparatoria avvenuta circa due ore prima nella zona bassa di via Rossetti. In quel frangente nessuno è per fortuna rimasto ferito, ma gli inquirenti sospettano che il commando fosse già sulle tracce dell’uomo del clan Iadonisi, che infatti poco più tardi è stato assassinato a poche decine di metri di distanza: il suo cadavere è stato recuperato intorno alle tre del mattino al rione Lauro di via Leopardi.

Gli investigatori della polizia di Stato stanno lavorando senza sosta per cercare di individuare i responsabili dell’omicidio Capone, ma per il momento le indagini restano tutte in salita. Di certo c’è che quello del 42enne era un volto ben noto agli archivi delle forze dell’ordine: il suo ultimo arresto, per armi, risaliva al 2018. Di dominio pubblico era la sua affiliazione al sistema del rione Lauro e in particolare al clan Iadonisi – era uno dei fedelissimi del ras Francesco – ma da qualche tempo il 42enne veniva avvistato sempre più spesso anche nel vicino quartiere Bagnoli, dove aveva rapporti piuttosto stretti con il boss, all’epoca libero, Massimiliano Esposito “’o scognato” e alcuni suoi uomini di massima fiducia. Un potenziale asse, quello tra gli Iadonisi-Cesi e gli Esposito, che potrebbe aver spaccato più di qualche equilibrio a Fuorigrotta.

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