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“Le gare per lo smaltimento dei fanghi vanno deserte per l’evidente sproporzione tra la domanda e l’offerta”. Cosi’ l’assessore regionale all’Ambiente Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Giunta regionale della Campania, ha risposto al question time della consigliera regionale del M5S Maria Muscara’. “In Campania – spiega Bonavitacola – esiste una situazione monopolistica, da parte di pochi impianti autorizzati che consente loro di fare proprie valutazioni e non presentarsi alle gare. Stiamo evidenziando gia’ da tempo che il sistema di smaltimento dei fanghi derivati dalla lavorazione dei depuratori non puo’ essere affidato a due soli impianti in tutto il Sud Italia perche’ e’ un problema che riguarda la Campania, ma anche le altre Regioni del Mezzogiorno. Immaginando difficolta’ da parte di Sma Campania anche la Regione ha indetto gare, ma allo stesso modo le gare sono andate deserte. Occorre dunque uscire dalla soggezione al monopolio, cosa che richiede la necessita’ di dotarci di impianti di essiccamento che consentano la riduzione del volume fanghi e quindi le dimensioni che attengono all’economia e anche in termini ambientali ne consente una collocazione verso altre destinazioni ben superiori rispetto a quelle ora disponibili e autorizzate”.

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Il vicepresidente della giunta regionale Fulvio Bonavitacola

Un problema, quello riportato dal ‘Corriere del Mezzogiorno’, che ha resocontato come ai sei bandi di gara siano state corrisposte zero offerte, da marzo a oggi. Ovvero da quando la Sma, società regionale cui è stata affidata la gestione dei depuratori costruiti dalla Cassa per il Mezzogiorno (Acerra, Cuma, Foce Regi Lagni, Napoli Nord, Marchianise) si è trovata di fronte all’impossibilità di smaltire i fanghi accumulati nei 5 impianti a partire dall’aprile 2015. E ad oggi è stata aggiudicata una sola gara (di quantità minima rispetto alle oltre 2000 tonnellate stoccate) in relazione all’impianto di Napoli est. Proprio nelle prossime settimane, intanto, la Procura deciderà sul rinvio a giudizio dei precedenti vertici dell’azienda, dopo le inchieste (della stessa Procura della Repubblica e di Fanpage) ipotizzarono presunti accordi illeciti con imprenditori per smaltire i fanghi. E forse anche quest’ombra rimasta sulla società potrebbe non aver aiutato nel rendere i bandi attrattivi.

Nel frattempo non se la passano meglio i gestori dei cinque depuratori, che si trovano di fronte le difficoltà a mandare in discarica i fanghi prodotti. Con i residui del processo depurativo che pesano non poco sui bilanci. Di certo il fatto che le discariche autorizzate siano solo due, Italcave e Linea Ambiente, entrambe in provincia di Taranto non aiuta. Considerato che sono la meta dei fanghi provenienti da gran parte dei depuratori italiani. Il che crea un assembramento che non facilita il lavoro. E a uscire dal quale è solo chi offre accordi più vantaggiosi. Molto, infine, potrebbe essere facilitato dalla conclusione degli interventi di adeguamento dei progetti che prevedono anche la costruzione di sistemi di essiccamento. Grazie ai quali sarebbe possibile ridurre di due terzi la produzione dei fanghi in un anno.

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