L’operazione della Guardia di finanza.

Tredici persone arrestate e ventidue perquisizioni condotte in tutta Italia; 100 milioni di euro sottratti all’Iva, fatture false emesse per 400 milioni di euro e un danno all’erario calcolato in 700mila euro al giorno. Sono i numeri dell’operazione ‘Fuel Discount’ della Guardia di Finanza di Pavia, che ha visto coinvolti cento finanzieri con unità cinofile ed elicotteri. Gli arresti ed i sequestri sono stati eseguiti all’alba; i militari hanno anche recuperato 170mila euro in contanti, orologi di pregio e automobili di lusso (Porsche, Ferrari e Lamborghini).

Il sistema della frode carosello (che prevede il passaggio di beni tra società di Stati diversi, con il fine di evadere il fisco) avrebbe interessato, secondo quanto è emerso dall’indagine coordinata dalla Procura di Pavia, il settore dei prodotti petroliferi.

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A capo dell’organizzazione persone vicine agli ambienti della camorra, legate al clan Polverino e anche alla criminalità romana (in particolare alla nota famiglia dei Casamonica). Ad insospettire le Fiamme Gialle pavesi era stato, già nel gennaio di un anno fa, il continuo transito di autocisterne contenenti idrocarburi dirette ad un deposito con sede a Vigevano (Pavia), riconducibile alla società “Tecno Petrol” di Milano. L’indagine, culminata con l’arresto di 13 persone (7 finite in carcere e 6 agli arresti domiciliari; tra gli arrestati figura anche un commercialista di Casorate, in provincia di Pavia) accusati di associazione a delinquere, falso in bilancio e autoriciclaggio ha toccato diverse città e regioni italiane: oltre che Pavia, sono coinvolte anche Milano, Brescia, Roma, Treviso e Verona, dove avevano sede operativa i due più importanti acquirenti che poi vendevano gli idrocarburi direttamente ai distributori.

Gli artefici della frode, infatti, stando alle accuse, avrebbero acquistato il combustibile, tramite società “cartiere” (produttrici di semplici carte contabili) a loro riconducibili, da operatori con sede in Repubblica Ceca, Cipro, Croazia, Romania e Slovenia poi, grazie ad un giro di fatture false complessivamente quantificato in oltre 400 milioni di euro; riuscendo poi a rivenderlo a diversi clienti di tutta Italia o a utilizzarlo nei distributori stradali gestiti direttamente da loro in Piemonte, Veneto e Lombardia a prezzi molto più convenienti rispetto a quelli di mercato.

“A capo dell’organizzazione criminale non c’erano semplici ‘colletti bianchi’ – hanno commentato il procuratore capo Giorgio Reposo e e il comandante provinciale della Guardia Finanza Luigi Macchia –: si tratta, invece, di un sodalizio di pluripregiudicati i cui nomi sono ben noti alle cronache nazionali”.

Al vertice, come mente pensante del gruppo, figurava Vincenzo Lamusta, romano di 45 anni, chiamato dagli altri soggetti il “semidio” o “Gesù”, colui che si occupava a 360 gradi della gestione operativa della società; accanto a lui Nicandro Di Guglielmi detto “Romeo”, romano di 41 anni domiciliato in una lussuosa villa nel quartiere della periferia di Roma est storica roccaforte dei Casamonica, e Stanislao De Biase detto “Stefano”, napoletano di 47 anni, fratello di un soggetto organico al clan camorristico Polverino, attivo nei Comuni a Nord di Napoli. “Tanto c’è zia Iva” aveva detto uno degli intercettati noncurante dei 15mila euro al giorno che gli costava l’affitto di uno yacht per le vacanze.

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