Ammonta a quattro milioni e 740mila euro la somma che la guardia di finanza di Napoli ha sequestrato, quale profitto illecito di una maxi frode fiscale consumata nel settore siderurgico. L’operazione, che ha visto le fiamme gialle impegnate in oltre quattordici perquisizioni su tutto il territorio campano, è il frutto di complesse indagini, condotte in sinergia con i funzionari dell’Agenzia delle Entrate, che hanno portato alla luce un’organizzazione con base operativa nella città di Napoli, finalizzata all’evasione fiscale attraverso il meccanismo della cosiddetta «frode carosello». Gli investigatori hanno accertato un vorticoso giro di fatture per operazioni inesistenti, per un importo di 23 milioni e 524.334 euro, attraverso una filiera di società missing traders costituite ad hoc, legalmente amministrate da «prestanome».

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False fatturazioni per operazioni
inesistenti, il giro di prestanome

In questo modo, il meccanismo illecito ha permesso agli indagati di approvvigionarsi di merci a prezzi concorrenziali rispetto a quelli di mercato che, attraverso fatture intestate a società missing traders, venivano successivamente commercializzate nel territorio nazionale sottocosto, grazie al mancato versamento all’Erario dell’Iva incassata dai clienti. L’acquisizione delle merci avveniva per mezzo dell’interposizione fittizia delle ditte o società missing traders nei rapporti con i fornitori nazionali dietro rilascio di false “dichiarazioni d’intento”. La guardia di finanza di Napoli, si è servita, una novità per questo tipo di indagini, di tutte le opportunità di controllo fiscale ‘in diretta’ fornite dall’introduzione della fattura elettronica. L’operazione ‘Maschera di ferro’ ha visto i militari impegnati in numerose perquisizioni in aziende campane del settore siderurgico. La maggiore rapidità di controllo dei dati ottenuta grazie alle fatture elettroniche – spiega uno degli investigatori – «ci ha permesso di riconoscere ed intercettare immediatamente gli autori del raggiro».

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Gli investigatori sono anche riusciti a mettere meglio in risalto il ruolo dei clienti, non sempre inconsapevoli vittime del raggiro. «Spesso – spiega l’investigatore – erano loro a contattare i fornitori del materiale ferroso chiedendo prezzi sempre più bassi, consapevoli – lo abbiamo provato – che quei prezzi, decisamente fuori mercato, non potevano che essere il frutto di un meccanismo frodatorio».

Sulle tracce
di un «fantasma»
da vent’anni

Sessantuno anni, nato a Udine ma in Campania da tempo, una vecchia carta d’identità, Massimo Galotto. Segni particolari: irreperibile da venti anni.

Da queste scarne informazioni è partito il Nucleo di Polizia economico-finanziario della Finanza che oggi, nell’ambito di un’ indagine coordinata dalla Procura di Napoli (sostituto procuratore Lucio Giuliano) è riuscito a bloccare il presunto artefice di una frode fiscale da oltre 4 milioni di euro su cui si sta facendo luce.  Il nome dell’operazione – «Maschera di ferro» – si ispira proprio a questo personaggio, definito «inquietante» dagli investigatori, di cui, finora quasi niente si sapeva. I finanzieri, stamattina, si sono recati nell’ultima abitazione, nel Casertano, dove l’uomo era stato segnalato: i proprietari dell’appartamento (modesto, proprio per non dare nell’occhio) che percepivano l’affitto in nero, hanno riferito ai militari di non avere, da tempo, notizie del loro inquilino.

Ma lui era lì, a poca distanza, mentre – sicuro
di non essere riconoscibile – si godeva la scena

E invece i finanzieri, in possesso di una sua foto, hanno intuito che potesse essere nei paraggi e sono riusciti a individuarlo e a bloccarlo. Gli è stato sequestrato tutto quello che aveva in quel momento con sé (chiavi dell’auto, documenti, cellulari, carte di credito e, quindi, anche conti correnti). Da ulteriori accertamenti potrebbero emergere nuovi profili e, forse, anche altre responsabilità.  Individuarlo non è stato facile: ci sono voluti mesi di appostamenti, attività tecniche (anche con gps) e di riscontri, per stringere il cerchio.  Il 61enne non ha una residenza, non ha alcun bene intestato, non ha alcun cellulare intestato (i suoi numeri telefonici, che cambiava spessissimo, erano tutti intestati ad altri). Inoltre non aveva alcun rapporto con la moglie da cui si è separato.