Aniello Cesaro

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA:
CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

Restano in cella i fratelli Aniello e Raffaele Cesaro, così come l’imprenditore Antonio Di Guida. Sono loro gli imputati nel processo sull’area industriale (Pip) di Marano. Alla base del ricorso dei legali dei Cesaro la mancata trasmissione da parte del pm di alcuni atti fondamentali. Condotta che renderebbe inefficace l’ordinanza di custodia cautelare. Tra questi, come riporta un articolo del ‘Mattino’ ci sono anche le dichiarazioni dell’ingegner Gennaro Pitocchi, per alcuni anni dirigente del settore tecnico del Comune di Marano, e degli eredi del titolare della Giustino, l’azienda che secondo la Procura sarebbe stata ostacolata durante lo svolgimento delle procedure di gara che portarono all’aggiudicazione dell’appalto alla società degli imprenditori di Sant’Antimo.

ad

 

La richiesta di scarcerazione era già stata bocciata dal tribunale del Riesame e dalla Cassazione. A fronte di una inchiesta che ruota intorno a un presunto accordo stipulato tra i fratelli del parlamentare Luigi Cesaro e i vertici del clan Polverino. Nel 2017 in carcere finì anche il tecnico Oliviero Giannella, oggi ai domiciliari per motivi di salute, mentre tra gli imputato a piede libero figurano Salvatore Polverino, figlio del boss Antonio, e Antonio Visconti, sulla carta titolare della struttura nell’area industriale di via Migliaccio, di fatto, però, nelle mani di Polverino.

 

TI OFFRIAMO INFORMAZIONE GRATUITA, RICAMBIA CON UN GESTO DI CORTESIA:
CLICCA QUI E LASCIA UN LIKE SULLA PAGINA FACEBOOK DI STYLO24.IT

Riproduzione Riservata