Franco Roberti

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di Giancarlo Tommasone

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Nei giorni scorsi, il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, durante un’intervista pubblica è tornato a ribadire un’idea che propone da tempo: quella dello scioglimento della Dia. Tale azione, secondo il magistrato reggino, porterebbe a un risparmio sia economico che in termini di risorse umane da destinare a inchieste, che altrimenti, ha detto, rischiano di fermarsi.

Stylo24, sull’opportunità
o meno di sciogliere la Dia
e relativamente
alla posizione – annosa – di Gratteri,
ha raccolto le considerazioni
dell’ex procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti

Il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri

«Con tutto il rispetto per il collega Gratteri, di cui ho grande stima – ha dichiarato Roberti – devo dire che non mi sento di condividere questo giudizio. Intanto perché la Dia è un organismo investigativo, che dovrebbe raccogliere gli elementi più qualificati degli altri corpi di polizia e impiegarli nella lotta alla mafia».

Concepita dal giudice Giovanni Falcone
come una agenzia, nel 1991

«Fu concepita nel 1991 da Giovanni Falcone – argomenta Roberti – per affiancare la magistratura antimafia nelle indagini più delicate e complesse. E questa rimane la mission della Dia: lo sviluppo delle indagini, avvalendosi anche delle altre forze di polizia che di fatto compongono il medesimo organismo. Il disegno originale di Falcone, quello di creare un corpo super specializzato, dopo la sua morte, è stato vanificato. Non sono state attuate alcune indicazioni che accompagnarono il progetto originario della Direzione investigativa antimafia. In sostanza la Dia non era nata per essere una quarta forza di polizia, ma una agenzia interforze, verso cui far confluire non solo gli uomini più qualificati, ma tutti i dati di indagine da parte delle altre forze di polizia. Per poterli rielaborare e rilanciare sotto forma di impulsi investigativi».

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Questa mission, secondo quanto afferma Roberti, è stata avviata con grande ritardo, soltanto con un provvedimento
del ministro Angelino Alfano,
quando questi era all’Interno

«Da allora – dichiara Roberti – la Dia è abilitata a raccogliere da tutti i corpi di polizia gli elementi più significativi in materia di lotta alla mafia». E ciò, secondo l’ex procuratore nazionale antimafia, rappresenta un supporto importantissimo non solo per le indagini penali, ma anche per le misure di prevenzione. «La Dia non è stata concepita per essere una quarta forza di polizia, non lo è, non deve esserlo. La Dia è un’agenzia interforze e questa sua natura deve essere valorizzata, non certo annientata, perché è uno strumento in più contro le mafie», ribadisce Roberti.

Roberti: la Dia deve essere un’agenzia interforze
e questa sua natura originaria va valorizzata

Che tiene poi a sottolineare: «Al tempo stesso, però, bisogna dare a tutte le altre forze di polizia i mezzi necessari per completare gli organici. E da questo punto di vista qualcosa si sta cominciando a fare. Non c’è dubbio che non bisogna risparmiare sulla sicurezza, è vietato farlo. Il Governo deve spendere quello che serve per la sicurezza». «Far funzionare bene le forze di polizia è una priorità assoluta – dice Roberti – e in questo Gratteri ha pienamente ragione. Non gli do ragione nel momento in cui, per raggiungere questo obiettivo, dice sbrigativamente: sciogliamo la Dia. Non sono d’accordo: rafforziamo le forze di polizia e rafforziamo la Dia. Perché nella multidisciplinarietà e nel fatto di ricevere tutte le informazioni proprio da dette forze di polizia, sta la peculiarità di questo organismo e la sua perdurante utilità».

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