Stefano Caldoro, Armando Cesaro e Antonio Milo

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di Giancarlo Tommasone

Mancano esattamente quattro mesi alle elezioni europee, previste per il prossimo 26 maggio. E il coordinamento regionale di Forza Italia è alla ricerca spasmodica di candidati. Il «cartello forte» al momento è rappresentato dagli uscenti Fulvio Martusciello e Aldo Patriciello e da Sergio Silvestris (che nel 2014, non è riuscito a staccare il pass per Bruxelles).

Nel frattempo, però,
il coordinatore azzurro
Domenico De Siano
deve fare i conti con i no incassati.
Tra questi c’è quello
del consigliere regionale
Armando Cesaro

La volontà di non candidarsi da parte del capogruppo di FI a Palazzo Santa Lucia, è stata ufficializzata nei giorni scorsi a Silvio Berlusconi. Un altro no è arrivato dall’ex senatore Antonio Milo. Un «rifiuto» è giunto pure da Cosimo Sibilia. Deputato e presidente della Lega nazionale dilettanti, è molto concentrato non solo sull’attività politica, ma anche su quella in Figc (ricopre pure il ruolo di vicepresidente vicario). Ragion per cui  ha rispedito al mittente l’invito.

Ma qual è la strategia di Berlusconi
per formare la squadra delle Europee?

Il Cavaliere vorrebbe candidare il numero minimo e necessario di politici per aprire alla società civile. Tutto ciò risulta però essere molto complicato, perché i tempi a disposizione sono davvero stretti. Va da sé che la campagna elettorale si annuncia faticosa, dispendiosa non solo dal punto di vista delle energie, ma pure da quello finanziario. Basti solo pensare che la circoscrizione Sud è formata da sei regioni (Campania, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Puglia) e bisogna toccarle tutte ed essere presenti in ognuna con il tour elettorale, se si vogliono ottenere risultati.

Una operazione, che bisognerebbe svolgere in soli quattro mesi, e che risulterebbe essere effettivamente fiaccante. Tornando al fronte del dispendio economico, in 120 giorni è difficile trovare finanziamenti (sia personali, sia attraverso una rete di sostenitori) che consentano di raggiungere un risultato dignitoso. E allora il Cavaliere, oltre all’apertura alla società civile (imprenditori, professionisti affermati o persone che comunque non vengono dalla politica) sta cercando anche di ottenere le adesioni di molte azzurre. Ciò gli è riuscito già in altre regioni, dove i coordinatori sono riusciti a strappare l’impegno della candidatura da parte di giovani forziste.

In Campania, invece, la situazione è un po’ più complessa

Al momento, l’unica che potrebbe essere inserita in lista è Marta Fascina. Come riportato a ottobre scorso da Stylo24, la bionda di Portici (stessa città di Noemi Letizia) sarebbe in pole, al posto dell’europarlamentare uscente Barbara Matera, ormai estromessa dal  «cerchio magico» di Arcore. Perché sarebbe importante riuscire a portare Fascina a Bruxelles? Perché se lei dovesse lasciare il posto di deputata, subentrerebbe Vincenzo Santagada, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Napoli. E ciò rappresenterebbe, per Berlusconi e per il partito, il raggiungimento minimo dell’obiettivo di coinvolgere nel progetto azzurro esponenti della società civile. In tal modo si dimostrerebbe che Forza Italia riesce a far eleggere non solo politici ma anche soggetti professionalmente affermati e riconoscibili.

E per quanto riguarda Stefano Caldoro?

Proiettato sempre di più verso le prossime Regionali, non ha alcuna intenzione a iscriversi alla gara per le Europee (come pure in FI qualcuno aveva ventilato). Principalmente per due motivi: non è possibile organizzare una campagna elettorale che possa dirsi vincente, in quattro mesi; Caldoro è radicato in Campania. Sarebbe strategicamente sbagliato puntare tutto sulla nostra regione, quando altri competitor  hanno rapporti consolidati e maturati negli ultimi cinque anni, con il territorio pugliese, lucano, o calabrese (solo per citarne alcuni).

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