Una nave della Moby

Lo scontro mediatico e politico tra Onorato e Grimaldi

Sullo sfondo, non la sagoma dell’agognata terraferma con il porto sicuro alla fine del viaggio, né tanto meno l’azzurro del cielo che si confonde con quello del mare; piuttosto, lo spettro dell’insolvibilità da parte del gruppo Moby. E’ quanto temono i fondi comuni di investimento privato, che nel 2016 sottoscrissero un titolo di credito da 300 milioni di euro.

Per tale motivo si sono rivolti al Tribunale di Milano, che nella giornata di domani sarà chiamato a vagliare l’istanza di fallimento presentata nei confronti della compagnia guidata da Vincenzo Onorato. L’azienda non naviga in acque tranquille, milione più, milione meno, ha bisogno di più di mezzo miliardo di euro (quasi 600 milioni) per far fronte ai propri debiti. Come uscire dallo scacco, ed evitare che diventi matto? Tra le soluzioni quello della vendita di pezzi della flotta, con un rischio, però: svendere. Perché quando i compratori sanno che sei costretto a privarti del patrimonio aziendale per fare cassa, molto spesso arrivano a dettare il prezzo e le regole della trattativa.

Oltre mezzo miliardo di debiti a cui far fronte

E c’è di più, secondo le stime, il valore dell’intera flotta supererebbe di poco l’esposizione di 574 milioni del debito netto. Siamo sul filo di lana. Roba di numeri, come quelli che stanno rendendo la vita difficile alla compagnia di navigazione guidata dall’armatore napoletano. Già due le navi che alcune settimane fa sono state vendute e sostituite con unità più vecchie. Come rileva l’analisi contenuta nell’edizione odierna de «Il Fatto Quotidiano», si è arrivati a una plusvalenza di 15 milioni, poca cosa se si considera la situazione attuale e il bilancio del 2018. Che fa emergere perdite per 62 milioni. Le cose non cambiano nel primo semestre dell’anno in corso: le perdite ammontano a 27 milioni. E poi, la questione della fusione Moby-Cin (Compagnia italiana navigazione) attraverso la quale è stata formalizzata l’acquisizione di Tirrenia. Lo Stato vanta ancora 180 milioni di euro (la Tirrenia fu venduta per 380 milioni), e pure in questo caso ci si è rivolti al tribunale.

Si era ipotizzato che attraverso la fusione si sarebbe potuti giungere a un rafforzamento del gruppo armatoriale, che in effetti c’è stato, ma Moby ha dovuto fare i conti con la concorrenza, che nel caso di Vincenzo Onorato, si chiama Grimaldi.

Lo scontro annoso del «navigare italiano»
ha, naturalmente, coinvolto anche la politica

Lo scontro, dai mari e dai prezzi praticati sulle tratte, si è spostato sul palcoscenico dei media (una su tutti, la campagna del  «navigare italiano»), e della politica (con annessi «testimonial» da una parte e dall’altra). Adesso, però, c’è una sola cosa che preoccupa i fondi comuni di investimento che hanno sottoscritto il bond da 300 milioni (emesso nel 2016, in Lussemburgo): l’insolvibilità. La parola, dunque, passa al Tribunale fallimentare di Milano.