Tre dei 18 imputati: Antonio Capasso, Rosario Lumia e Mariano Ceci

Pochi sconti nel processo di primo grado, condanne severe per i capi dell’organizzazione di trafficanti che hanno incassato fino a 18 anni di reclusione

di Luigi Nicolosi

Fiumi di cocaina per i salotti della Napoli bene, stangata in primo grado per i narcos stanati dall’inchiesta “Tufò”, dal nome della nota trattoria di Posillipo in cui avvenivano gli incontri tra i membri dell’organizzazione. Processati con il rito abbreviato, i broker del traffico di stupefacenti questa mattina hanno rimediato oltre un secolo e mezzo di carcere. Condanne di assoluta consistenza per i capi e promotori della holding: Ciro Capasso ha infatti rimediato 18 anni di reclusione, il figlio Antonio 16 anni. Pena severa anche per il narcos Rosario Lumia, che ha incassato 12 anni.

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Il processo concluso oggi è scaturito dall’inchiesta che esattamente un anno aveva portato all’arresto di 24 persone. Il broker Capasso senior, a più riprese accostato dagli inquirenti della Dda agli affari degli Scissionisti secondiglianesi e al clan Contini, aveva aperto il “Tufò” e proprio il locale di Posillipo era diventato nel tempo sede degli incontri dei vertici dell’organizzazione. L’indagine era arrivata a una svolta grazie a una fittissima attività di intercettazione telefonica e ambientale, oltre che sulla scorta delle rivelazioni del super pentito Lollo.

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