Una pizzeria di Firenze sede del clan di camorra che si finanziava coi fondi Covid
Lo scoppio di una bomba che lo scorso 22 febbraio danneggiò l'ingresso della pizzeria "Pizza Cozze e Baba" a Firenze

Il locale, contro cui è stata fatta esplodere anche una bomba, era stato scelto dal gruppo criminale campano come succursale dove incontrarsi per stoccare e ricettare il denaro provento delle attività illecite.

E’ di 10 arresti (7 in carcere e 3 ai domiciliari) e di due provvedimenti di interdizione dall’esercizio di attività professionali (che riguardano un commercialista, A.M., e un consulente del lavoro, S.D.A., rispettivamente con studi a Prato e a Nocera Inferiore) il bilancio della maxi operazione della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza che ha portato allo smantellamento del clan camorristico dei Cuomo e bloccato i finanziamenti per il covid. Il blitz, diretto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze guidata dal procuratore Giuseppe Creazzo, sotto il coordinamento dalla Direzione Nazionale Antimafia, è scattato nel capoluogo toscano e in alcune località delle province di Salerno, Prato, Latina, Verona e Potenza. E’ stato disposto sequestro preventivo di conti correnti e somme di denaro. Tra i destinatari delle misure anche un minorenne che è stato collocato in una comunità.

I reati contestati agli indagati sono quelli di associazione a delinquere con l’aggravante mafiosa per aver agevolato il clan camorristico, presente nella provincia di Salerno. L’associazione era finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco ed esplosivi, violazione della normativa in materia di immigrazione, all’indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché al riciclaggio e al reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

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La licenza con una falsa dichiarazione

Le indagini, avviate nel luglio 2020, hanno permesso da subito di accertare che due fratelli avevano appena creato a Firenze un’associazione criminale che si è resa responsabile di molti illeciti, commessi in diverse occasioni. Il gruppo aveva scelto una pizzeria di Firenze, acquisita all’indomani dell’inizio della pandemia Covid, come sede dove incontrarsi per stoccare e ricettare il provento delle attività illecite. Peraltro, è stato accertato come la licenza commerciale del pubblico esercizio cittadino fosse stata ottenuta attraverso la presentazione di una falsa dichiarazione sulla sussistenza dei requisiti di onorabilità del richiedente, non posseduti da quest’ultimo in quanto già destinatario di una misura di prevenzione personale a suo tempo adottata dal Tribunale di Salerno.

La medesima falsa attestazione è stata utilizzata affinché la società di gestione della pizzeria riuscisse ad ottenere indebitamente contributi a fondo perduto e finanziamenti con garanzia statale per 32mila euro, sfruttando le previsioni normative della decretazione emergenziale Covid 2020 in tema di misure a sostegno delle imprese in difficoltà. La rapidità delle indagini ha tuttavia impedito che l’organizzazione potesse progredire in questa pratica di illecito “autofinanziamento”, ottenendo ulteriori erogazioni garantite per circa 90mila euro già richiesti a due distinti Istituti di credito.

La bomba davanti alla pizzeria

I proventi delle attività criminose, sempre stando a quanto emerso dalle indagini erano reinvestiti a Firenze e a Nocera Inferiore, nel Salernitano, autofinanziando il nuovo clan camorristico locale, ma anche supportando i sodali, ancora presenti nel territorio d’origine e coinvolti in una faida con un clan rivale di Piedimonte. Nell’ambito della quale si inserisce anche lo scoppio di una bomba che lo scorso 22 febbraio danneggiò l’ingresso della pizzeria “Pizza Cozze e Baba” a Firenze.

I nomi degli arrestati

Nell’ambito dell’operazione condotta da polizia e guardia di finanza contro membri del clan Cuomo, sono finiti in carcere i fratelli Michele (già detenuto a Poggioreale) e Luigi Cuomo, 40 e 39 anni, quest’ultimo titolare della pizzeria di Firenze, “Pizza Cozze e Baba'”. Gli altri provvedimenti, disposti dal gip del tribunale di Firenze, Angelo Antonio Pezzuti, sono ancora di custodia cautelare in carcere e riguardano Domenico Rese, Filippo Boffardi, Gennaro De Prisco, Sabato Mariniello e Luigi D’Auria. Disposta la misura dell’interdizione dall’esercizio della professione per il commercialista di Prato A.M. e per il ragioniere di Nocera Inferiore S.D.A..

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