lunedì, Gennaio 24, 2022
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Fiola ha ragione: il San Carlo è un buco nero finanziario

Il Massimo napoletano è un orgoglio ma deve ricominciare a fare incassi

di Mauro Della Corte

Il Teatro di San Carlo di Napoli è un orgoglio per la città e per la Campania. Un patrimonio storico da tutelare e preservare ma che può rappresentare una grande risorsa per lo sviluppo. Da sempre la storica struttura voluta da Carlo di Borbone nel ‘700 ha attirato in città milioni di spettatori o turisti. Eppure al giorno d’oggi per il Comune di Napoli e la Regione Campania sembra essere divenuto un peso. Nessuno vuole investire soldi nel suo mantenimento e nel suo rilancio. L’anno scorso, per far dispetto a Giggino, De Luca aveva annunciato grandi investimenti.

Adesso, con l’avvento di Manfredi, si è dileguata anche la Regione che ha tagliato i fondi al Teatro, scegliendo d’investire su altre fondazioni più recenti e meno prestigiose. Morale? Il Comune non investe perché indebitato e Manfredi dovrà fare il giro delle «sette chiese» per reperire risorse mentre l’ente di Palazzo Santa Lucia si è dileguato. Chi debba sostenerlo non si sa. Allo stato attuale, senza i fondi di Comune, Regione e Mibac, il Teatro di San Carlo richia di fallire nel giro di pochi anni. E non dimentichiamo che la Camera di Commercio di Napoli che fino a qualche anno fa faceva parte della Fondazione San Carlo, ma nonostante un contributo superiore al milione e mezzo, fu maltrattata e messa fuori dal consiglio di amminisstrazione della stessa.

Fiola: «Serve un piano industriale»

Oggi, per voce del presidente Fiola (padre della Consigliera regionale del Pd Bruna Fiola), la Camera di Commercio si è detta pronta a rientrare dopo aver rivisto però alcuni aspetti. Il problema fondamentale che attanaglia il Massimo napoletano è l’efficienza e lo sottolinea il presidente della Camera di Commercio al Mattino. «È giusto che il Teatro come la Scala a Milano abbia i giusti contributi» dice aggiungendo che questi a «a Milano, in realtà, sono più alti di quelli che arrivano al San Carlo e sarebbe giusto fare un riequilibrio». Ma sarebbe anche giusto «che il San Carlo avesse un piano industriale che gli consenta di crescere e aprirsi al mercato. Perché le istituzioni pubbliche ormai è chiaro che non ce la fanno più a sostenere questi enti» rileva.

«Il San Carlo – dice – deve dimostrare di stare sul mercato dopodiché ben vengano tutti i contributi del mondo se il Teatro non dovesse reggere il passo». Eppure grandi nomi si sono avvicendati nel tempo alla sua guida, ma la situazione non è variata tantissimo. «Devono fare in modo – spiega – che incassi. Altrimenti è semplice amministrare solo con i contributi esterni».

La Regione sembra aver preferito lavarsene le mani

«Sono responsabilità di chi redige il bilancio e guarda i numeri in maniera complessiva e poi taglia» spiega. Praticamente un taglio asettico senza pensare alle conseguenze e a cosa si trova di fronte è semplicemente un modo per risparmiare. «La mia esperienza – sottolinea Fiola – mi dice che in un’amministrazione come una Regione così grande, sperperi e sprechi si cercano e si trovano sempre. Quindi invece di tagliare i fondi al San Carlo sarebbe stato meglio tagliare gli sperperi». Una stoccata non indifferente per il governatore De Luca che sembra aver preferito indirizzare i soldi di Palazzo Santa Lucia verso lidi salernitani e non le storiche arcate borboniche di via San Carlo. Fatto sta che, al momento, Vincenzo De Luca ha scelto la strada dei tagli e guardando il bilancio degli ultimi anni sarà un duro colpo.

Profondo rosso per i bilanci del San Carlo senza i contributi

Nel 2020 la Fondazione San Carlo ha registrato un utile netto di 660.236 euro. Bisogna considerare però, che a questo risultato hanno contribuito i soldi a fondo perduto elargiti da Comune, Città Metropolitana e Regione Campania. Ma se negli ultimi anni si è avuto un piccolo utile, non si può dire la stessa cosa per gli anni precedenti. Dal 1998 al 2007 (anno in cui si arrivò a una perdita di ben 5.526.257 euro) infatti i bilanci del San Carlo hanno registrato perdite molto consistenti con decrementi milionari del patrimonio.

Dal 2008 al 2019, dicevamo, la situazione è migliorata e si è tornati all’utile ma nulla di così eccezionale. Si sono avuti infatti bilanci altalenanti tra i 6.865 euro, del 2008, ai 392.169 del 2019. Adesso bisognerà tenere conto anche del taglio di 3,8 milioni di euro operato dalla Regione e i conti torneranno puntualmente a registrare il segno meno davanti alle cifre. In pratica un buco nero senza fondo.

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