Il procuratore generale chiede il non doversi procedere. La difesa insiste invece sull’assoluzione perché il fatto non sussiste
Il processo sulla casa di Montecarlo potrebbe chiudersi con la prescrizione per Gianfranco Fini. È la richiesta formulata dal procuratore generale di Roma nel giudizio d’appello per riciclaggio. Non si tratta di un’assoluzione: il rappresentante dell’accusa ha giudicato condivisibile la sentenza di primo grado, sostenendo però che i reati non siano più perseguibili per il tempo trascorso.
La richiesta del procuratore generale
In primo grado l’ex presidente della Camera era stato condannato a due anni e otto mesi. Il procuratore generale Roberto Felici ha chiesto ora che venga dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione anche nei confronti dei componenti della famiglia Tulliani coinvolti nel procedimento. La ricostruzione del processo di Montecarlo
La decisione della Corte d’appello deve ancora arrivare.
La difesa punta all’assoluzione
Gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno chiedono prima di tutto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste». Solo in subordine hanno sollecitato la dichiarazione di prescrizione.
La differenza è sostanziale. La prescrizione estingue il reato per il decorso del tempo; l’assoluzione invocata dai difensori entra invece nel merito dell’accusa.
Intanto Fini torna nel dibattito politico
La vicenda giudiziaria si incrocia con il ritorno dell’ex leader di An sulla scena pubblica e con il riavvicinamento a Giorgia Meloni. Le ipotesi su possibili incarichi istituzionali restano per ora soltanto letture e suggestioni politiche riportate dalla stampa, senza candidature formalizzate.
Il rapporto tra Meloni e l’area proveniente da Alleanza nazionale è tornato nel dibattito sulla destra italiana, mentre Stylo24 segue da mesi le trasformazioni della maggioranza, comprese le tensioni raccontate nel dossier sui franchi tiratori e la legge elettorale.
Dalla rottura al riavvicinamento
Fini ha ammesso pubblicamente di considerare lo scioglimento di Alleanza nazionale il suo maggiore errore politico e ha dichiarato di avere votato Meloni.
Parole che hanno alimentato le letture sul possibile ruolo dell’ex leader nel centrodestra, ma che restano su un piano completamente diverso rispetto al processo.
Ora conta la sentenza
Prima della decisione della Corte d’appello, parlare di un Fini definitivamente prosciolto sarebbe prematuro.
Il caso impone di tenere distinti contestazione, condanna, prescrizione e assoluzione. È una distinzione che Stylo24 ha già seguito in altre vicende giudiziarie, come le assoluzioni nell’inchiesta sull’Agenzia delle Entrate.
Per ora ci sono una richiesta del procuratore generale e una posizione diversa della difesa. Saranno i giudici d’appello a decidere come si chiuderà il procedimento.

















