Lo stabilimento Fincantieri a Castellammare

di Giancarlo Tommasone

Il destino dello stabilimento stabiese di Fincantieri sembra segnato da tempo, a poco valgono i tentativi di rianimarlo, tipo quello effettuato dal governatore Vincenzo De Luca con la telefonata all’amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Bono; all’ad, De Luca, avrebbe chiesto almeno due tronconi di navi da ‘lavorare’ a Castellammare.

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Il governatore Vincenzo De Luca

Riprova del fatto che ormai lo stabilimento stabiese sarebbe definitivamente uscito dai progetti del gruppo, è rappresentata dal fatto che Fincantieri starebbe valutando un investimento, questa volta in Italia, con l’obiettivo di acquisire un nuovo cantiere navale. Torniamo un attimo indietro: tale esigenza di spazio industriale nasce dall’aumento delle commesse (il portafoglio per il 2017 si attesta su più di 30 miliardi di euro), che potrebbero ulteriormente essere incrementate. La scorsa settimana il colosso italiano ha acquisito il 50% del capitale di Stx France, mentre sarebbe in cantiere un altro progetto, questa volta legato a un accordo da chiudere con Msc Crociere (all’orizzonte la costruzione di 4 navi da crociera extralusso).

L’ad di Fincantieri Giuseppe Bono

A Fincantieri, dunque, serve spazio, serve un nuovo stabilimento a cui affidare parte delle commesse. E allora, cosa fa? Prende in considerazione anche il cantiere Benetti di Livorno, che fa parte del gruppo Azimut-Benetti. E Castellammare? Tagliata fuori dal circuito, o meglio non presa proprio in considerazione. L’ennesimo schiaffo allo stabilimento campano, considerato con il passare del tempo, quasi una appendice superflua di Fincantieri, relegato al grado di officina o di bacino da cui attingere manovalanza. Le ragioni? Diverse. Una su tutte: lo stabilimento non dispone di un bacino di costruzione. E per strutturarlo ci sarebbe bisogno di 200 milioni di euro, che dovrebbero essere elargiti anche attraverso fondi regionali. Del resto, che gli ormeggi fossero stati mollati per spingere la ‘nave stabiese’ verso l’orizzonte nero dell’incertezza, è emerso ancora di più, lo scorso dicembre. Quando il gruppo ha fatto espressamente capire che si preferiva investire ad Ancona e a Gioia Tauro.

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