lunedì, Novembre 28, 2022
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«I napoletani guardano se stessi attraverso lo schermo di un clichè»

Nel corso del Campania Libri Festival è intervenuto anche Filippo La Porta, noto saggista. L’autore ha presentato il volume antologico “Gli occhi di Napoli” e ha poi rilasciato una lunga e interessante intervista ai colleghi del Corriere del Mezzogiorno. Si parla dell’annosa questione della napoletanità.

Filippo La Porta al Corriere del Mezzogiorno: il punto sulla napoletanità

Secondo La Porta “si tratta di una identità bell’e pronta, esportabile, di un cliché colorato e rassicurante, disponibile negli shopping mall degli aeroporti: accanto al rhum cubano autentico, alla coperta peruviana tipica, all’hummus medioorientale doc ecco anche la napoletanità! Una ipotesi è che tale cliché serva proprio a colmare un vuoto di identità consapevole. Mi chiedo: i napoletani sanno bene chi sono? O invece guardano se stessi attraverso lo schermo di quel cliché? Ad esempio: siccome sono napoletani, allora “devono” essere simpatici, come osservava La Capria… Così come accade che una italiana di seconda generazione, di origine somala, scrive in un romanzo che siccome sa di essere africana allora “deve” sentire di più la natura nel parco della sua città”.

Tutti gli stereotipi sulla napoletanità

La Porta mette a fuoco quelli che secondo il suo parere sono i limiti della napoletanità (o di quella narrazione stereotipata che caratterizza ogni discussione su Napoli): “Siamo quello che ci si aspetta che siamo. Abitiamo tutti l’immaginario più della realtà. I napoletani dispongono di una identità preconfezionata, irriflessa, non sufficientemente elaborata, fatta di battute, proverbi, sketches reiterati, leggende metropolitane… Come la protagonista del famoso racconto della Ortese dovrebbero comprarsi un paio di occhiali e rimettere a fuoco le cose intorno”.

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