domenica, Dicembre 5, 2021
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Allerta massima nell’area orientale, libero il figlio del ras De Luca Bossa

I nuovi equilibri, un gruppo emergente sullo scacchiere criminale

E’ massima l’attenzione degli inquirenti nell’area orientale di Napoli. Da qualche settimana ha fatto rientro a casa, dopo un periodo di detenzione durato più di due anni e otto mesi, il 25enne Umberto De Luca Bossa. Si tratta del primogenito del boss Antonio, altrimenti detto ’o sicco (il magro), che sconta l’ergastolo recluso in regime di 41bis. Umberto è tornato nel rione considerato la roccaforte della cosca fondata dal padre, il Lotto 0 di Ponticelli, dopo aver scontato per intero una condanna per armi. Le forze dell’ordine, a gennaio del 2017, lo trovarono in possesso di una pistola calibro 9×21, mentre circolava a bordo della sua auto. Scattarono immediatamente le manette; il giovane fu arrestato, condannato e condotto in carcere.

Parlavamo di fibrillazione nell’area orientale, dove tra l’altro, si sarebbe affacciato un nuovo gruppo criminale, e dove da tempo i sismografi dell’Antimafia non smettono di registrare segnali allarmanti, scosse, a volte di movimento e di frattura, altre volte di assestamento, comunque sempre indicative degli equilibri fra le fazioni in lotta.

Lo scenario nella zona est

I De Luca Bossa sono considerati dagli inquirenti rivali dei De Micco, l’altra famiglia malavitosa che si muove sullo scacchiere criminale di Ponticelli per il controllo degli affari illeciti. I Bodo, come sono meglio conosciuti i De Micco, sono stati protagonisti di una faida, che alla fine hanno vinto, contro i D’Amico (i Fraulella). Nell’ambito della guerra di camorra tra Bodo e Fraulella, è maturato anche l’omicidio della donna boss Nunzia D’Amico, uccisa il 10 ottobre del 2015. La passilona, come era chiamata all’anagrafe di camorra l’allora reggente della cosca del Rione Conocal, fu raggiunta nella sua roccaforte e ammazzata con 8 colpi di pistola alla testa.

Per quell’omicidio, alcuni giorni fa, è stata eseguita una misura di custodia cautelare in carcere nei confronti del 30enne Antonio De Martino, ritenuto in forza ai De Micco, e uno degli esecutori materiali del delitto.

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Tornando a Umberto De Luca Bossa, è nel circolo ricreativo che il 25enne gestiva al Lotto 0, che a giugno del 2016 si consuma un duplice delitto. Sotto i colpi dei killer cadono Raffaele Cepparulo, ras dei Barbudos del Rione Sanità, obiettivo della spedizione di morte, e il 19enne Ciro Colonna, vittima innocente della camorra. Quest’ultimo, assolutamente estraneo ad ambienti e logiche criminali, e ad ogni contesto pur lontanamente riconducibile alla criminalità, è un giovane che ha la sfortuna di trovarsi nel circolo quando scoppia l’inferno.

Otto ergastoli per il duplice delitto nel circolo ricreativo

Per il duplice omicidio sono stati condannati all’ergastolo, il boss di San Giovanni a Teduccio, Ciro Rinaldi (considerato il mandante); Michele Minichini e Antonio Rivieccio (indicati come esecutori materiali); Giulio Ceglie; Anna De Luca Bossa (zia di Umberto De Luca Bossa); Vincenza Maione; Cira Cepollaro; Luisa De Stefano.

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