giovedì, Febbraio 2, 2023
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Il padre si pente e lei lo accoltella: ci hai rovinato la vita

LA STORIA DELLA CAMORRA / Una ventenne raggiunse la località protetta in cui si trovava il genitore e non esitò a pugnalarlo al collo

di Giancarlo Tommasone

Capita anche questo negli ambienti della malavita organizzata. Capita che una figlia arrivi a pugnalare il padre, perché quest’ultimo si è pentito. E’ la storia di Monica, napoletana, all’epoca 20enne, che il primo maggio del 1993, raggiunse la località protetta in cui si trovava il genitore e lo accoltellò al collo. Fortunatamente, la ferita fu superficiale e non vi furono gravi conseguenze per il collaboratore di giustizia. Alfredo, questo il nome del genitore, prima di passare dalla parte dello Stato, era stato affiliato per anni, al clan di Raffaele Cutolo, la Nuova camorra organizzata. Poi la decisione di compiere il «salto», scelta che aveva destabilizzato non poco la sua famiglia. La figlia 20enne aveva raggiunto, la località protetta, in Piemonte, dove il padre si trovava insieme alla madre della ragazza, e a un’altra figlia della coppia.

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Prima la discussione accesa, poi la coltellata per «punire» l’uomo che – nella logica della giovane -, con il suo atteggiamento, aveva costretto i figli a vivere nell’incubo di una vendetta. L’episodio appena narrato fece saltare la copertura, perché portò alla luce il nascondiglio segreto dell’uomo, che fu trasferito in un’altra località. La ragazza fu arrestata e trasferita in carcere a Vercelli.

Per quella vicenda, a settembre del 1993, la ventenne fu condannata a un anno e 10 mesi di reclusione, e a 300mila lire di multa, con la sospensione della pena. Il reato fu derubricato a lesioni personali aggravate, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna di 3 anni e 4 mesi di carcere. In un primo momento l’accusa che si contestava a Monica, era quella di tentato omicidio. Il coltello affondato nel collo del padre, che con la sua scelta di collaborare con la giustizia, aveva sostenuto la giovane, aveva messo a repentaglio l’incolumità di tutta la famiglia.

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