Una detenuta nel carcere di Pozzuoli, in piena pandemia, è costretta a continui viaggi verso Caserta, mettendo a rischio la sua salute e quella delle altre recluse.

In un momento storico come quello che tutto il mondo si ritrova a vivere, molto spesso a finire nel dimenticatoio è la storia di chi si trova a fare i conti con l’emergenza Coronavirus da dentro a un carcere. L’ultima vicenda riguarda una detenuta del carcere di Pozzuoli, che sconta una pena definitiva. La 40enne è madre di due figli, di sei e sette anni, affetti da una grave forma di emofilia, che obbliga a tre trasfusioni a settimana. Per assisterli, nella loro casa di Maddaloni, la donna ha già chiesto e ottenuto dal magistrato di sorveglianza di Napoli un permesso di necessità in un primo momento e la possibilità, in un secondo, di uscire alle 14 dal carcere, per poi rientrare da sola alle 21.

Ma lo scoppio della pandemia ha complicato le cose. Tanto che la direttrice della casa circondariale ha chiesto al giudice per la detenuta la possibilità di scontare la pena a casa. Come previsto dalla legge e, verrebbe da dire, anche dal buon senso. E infatti, il magistrato di sorveglianza dà il suo assenso a un permesso che le consenta di scontare la pena a casa per tutto il mese di aprile.

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Però arriva il pm a bloccare tutto: quel “tutto il mese di aprile” è generico e il permesso accordato non può diventare permanente. A questo punto, la detenuta sarà costretta a non poter assistere i figli 24 ore su 24 e metterà a rischio, per i suoi spostamenti, la sua salute, quella dei piccoli e delle altre detenute nel carcere. Tutti a rischio di contrarre il Coronavirus. Almeno fino all’udienza fissata al Tribunale di Sorveglianza.

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